Insostenibile. È la valutazione, pressoché unanime del debito pubblico degli Stati Uniti. Ha superato i 39.000 miliardi di dollari (39 trilioni). Lo scorso ottobre era di 38 trilioni e all’inizio di agosto 2025 era di 37. Già a gennaio 2024 gli Stati Uniti avevano un debito di 34 trilioni di dollari che poi raggiunse i 36 trilioni nel successivo novembre. Un debito enorme lasciato dall’amministrazione Biden. In verità esso era il frutto della crisi del Covid. L’emergenza sembrava superata. Poi Donald Trump ha accelerato il ritmo dell’indebitamento americano, in misura senza precedenti.
Dei 39.200 miliardi, 9.400 (circa un terzo) sono detenuti da entità estere con in testa Giappone, Regno Unito e Cina. Le Banche centrali detengono ora circa il 43% dei titoli di Stato americani in mano a investitori esteri, in calo rispetto al 65% di dieci anni fa. Per il resto, 17.700 sono in possesso di investitori nazionali come fondi, banche, individui e altri; 4.500 della Federal Reserve e 7.600 miliardi sono in vari conti intergovernativi. Il deficit del bilancio federale per l’anno fiscale 2025 è già stato di ben 1.800 miliardi di dollari. Per il bilancio del 2027 sono previsti oltre 1.500 miliardi di dollari per il Ministero della guerra. La proposta di Trump rappresenta l’aumento annuo maggiore per la difesa dopo la Seconda guerra mondiale. Il Committee for a Responsible Federal Budget (Crfb), un organismo apartitico di controllo fiscale, stima che tale politica comporterebbe, per il periodo dal 2027 al 2036, un incremento della spesa totale per la difesa di 5.800 miliardi di dollari, con riverbero sul debito nazionale di ben 6.900 miliardi.






