I dazi di Donald Trump portano risorse, ma non abbastanza da riempire le casse federali americane. Anzi non sono neppure sufficienti a evitare che oggi il buco delle finanze pubbliche si allarghi. E in futuro potrebbero fiaccare altre fonti di introiti fiscali degli Stati Uniti, se impatteranno negativamente su crescita e redditi, riducendo di conseguenza le entrate dalle tasse che pure Trump desidererebbe un giorno sostituire del tutto con le tariffe.
Il campanello d’allarme è stato suonato dai dati sul deficit di luglio: è aumentato del 20% - di 47 miliardi di dollari, a 291 miliardi - dallo stesso mese dell’anno scorso, rivelano i dati del Tesoro Usa. Questo nonostante una impennata del 273%, pari a 21 miliardi, nella raccolta delle dogane, che ha totalizzato un nuovo record di 28 miliardi.
Il debito americano è ormai avviato a tagliare il traguardo dei 37mila miliardi, un fardello che un crescente numero di analisti teme diventi problematico se non rischioso.
Il gettito fiscale il mese scorso è stato pari a circa 338 miliardi, in aumento del 2%, mentre le uscite sono lievitate di un più consistente 10% a loro volta a un massimo storico di 630 miliardi. Anche con correzioni suggerite dall’amministrazione, legate ad un minor numero di giorni lavorativi nel mese scorso, il disavanzo mensile è ammontato a 271 miliardi.







