Il debito pubblico a livello mondiale supererà, nel giro di quattro anni, la somma di tutti i pil nazionali. È come se il mondo andasse a debito per oltre il 100% del prodotto interno lordo su scala globale. Questo vuol dire, in sostanza, che i governi avranno sempre meno soldi da spendere per servizi essenziali quali ospedali, scuole e – rullo di tamburi – pensioni. L'allarme arriva dal Fondo monetario internazionale (Fmi), l'organizzazione che controlla la stabilità finanziaria dei paesi membri, attraverso il rapporto Fiscal Monitor pubblicato il 23 ottobre. Secondo Vitor Gaspar, direttore del dipartimento Affari fiscali dell'organizzazione internazionale con sede a Washington, se la crescita economica dovesse rallentare e i tassi di interesse restare elevati, il rapporto tra debito e pil globale potrebbe salire addirittura fino al 123%, il livello più alto mai registrato dalla Seconda guerra mondiale. Una situazione simile alla nostra che, come si sa, siamo tra i paesi messi peggio in Europa.Mai così indebitati dalla Seconda guerra mondialeOggi la situazione è diversa rispetto al secondo dopoguerra. Allora, nel 1948, si raggiunse il 132%, ma la spesa era legata alla ricostruzione postbellica. Oggi il debito è cresciuto rapidamente negli ultimi anni a causa della pandemia del 2020, della crisi finanziaria del 2008 e di decenni di spesa pubblica superiore alle entrate. Ma la vera differenza dagli anni Quaranta è che ora i tassi di interesse sono aumentati moltissimo: le banche centrali li hanno aumentati per contenere l’inflazione e stabilizzare l’economia, ma questo rende il servizio del debito più costoso, lasciando meno risorse per sanità, istruzione e pensioni. Per l'Italia, che ha un debito del 137% in rapporto al pil ed è tra i paesi più esposti d'Europa insieme alla Francia, la situazione è particolarmente delicata. Ma non siamo i soli, anzi il problema riguarda almeno altre 55 nazioni nel mondo: tra queste tutte le maggiori potenze mondiali come Cina, Giappone (che guida la classifica globale in termini relativi al Pil) e gli Stati Uniti che detengono il più alto valore di debito pubblico al mondo in termini assoluti, pari a circa 37.400 miliardi di dollari.Perché l'economia si indebita, se il mondo è uno?A prima vista, il dato sembra impossibile: come può il mondo dover “restituire” più di quello che produce e quindi “guadagna”? Se il pil rappresenta tutto quello che l'economia mondiale crea in un anno, come possono i debiti superare il 100% di questa cifra? Sembra un'assurdità matematica eppure è proprio così, e per capirlo bisogna partire dalla distinzione tra stock e flusso. Il prodotto interno lordo misura il valore di tutti i beni e servizi prodotti in un paese durante un anno, quindi è un flusso annuale. Il debito pubblico è invece uno stock che si accumula nel tempo attraverso i deficit di bilancio di ogni anno. Quando un governo spende più di quanto incassa dalle tasse, deve prendere in prestito la differenza emettendo titoli di stato.L'analogia con l'Overshoot dayL'analogia migliore per capire il concetto è quella dell'Earth overshoot day, il giorno in cui l'umanità finisce le risorse naturali che il pianeta può rigenerare in un anno. Nel 2025 abbiamo superato questa soglia il 24 luglio, secondo i calcoli del Global footprint network. Da quel momento fino alla fine dell'anno, l'umanità consuma risorse a debito: preleva dalle riserve naturali accumulate nei secoli precedenti. Allo stesso modo, i governi possono spendere più di quanto incassano perché trovano creditori disposti a prestargli denaro, ma accumulano debiti che prima o poi vanno gestiti.I paesi più esposti e i rischi sistemiciAnalizzando i dati paese per paese, emerge che le economie più ricche dell’Occidente sono quelle che si stanno indebitando di più. Hanno accesso facile al credito a tassi bassi e hanno potuto sostenere per decenni spesa pubblica elevata per welfare, sanità e pensioni. Più sorprendente, tuttavia, è la dinamica osservata in altre aree del mondo. La Cina, ad esempio, figura tra i paesi che stanno accelerando più rapidamente l’indebitamento: secondo le stime del Fmi, il rapporto debito/pil passerà dall’88,3% attuale allo sforamento del 100% nei prossimi anni, segnalando una crescita significativa della pressione fiscale sul paese.La situazione sembra altrettanto complessa per le economie emergenti e a basso reddito. Pur mantenendo livelli di indebitamento relativamente contenuti, queste nazioni devono sostenere costi più elevati per ottenere prestiti sui mercati internazionali e dispongono di strumenti limitati per far fronte a eventuali crisi economiche o finanziarie. Questo duplice fattore rende più difficile finanziare servizi pubblici essenziali e amplifica le disuguaglianze a livello globale, accentuando il divario tra i paesi più ricchi e quelli più vulnerabili. A rendere tutto ancora più rischioso ci sono le tensioni geopolitiche crescenti, l'aumento delle spese militari in Europa, le catastrofi naturali legate ai cambiamenti climatici e l'invecchiamento della popolazione nei paesi avanzati. Tutti questi fattori spingono verso l'alto i bilanci pubblici proprio quando lo spazio fiscale si sta riducendo.
Come facciamo a spendere più di quanto guadagniamo, se il mondo è uno?
Entro il 2029 il debito complessivo dei governi supererà ogni record. La conseguenza? Avremo sempre meno soldi per finanziare i servizi essenziali







