Jamie Dimon lancia un segnale d’allarme ai mercati finanziari. Secondo il ceo di JP Morgan, che secondo Forbes ha un patrimonio netto di 2,9 miliardi di dollari, l’attuale fase di tensione sui titoli obbligazionari potrebbe essere soltanto all’inizio di un movimento molto più ampio.

Il rendimento del Treasury americano a 30 anni ha recentemente superato il 5,18%, raggiungendo i livelli più alti degli ultimi 19 anni e innescando un selloff massiccio sui bond globali. Alla base della pressione ci sono diversi fattori: l’aumento delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, il ritorno delle paure inflazionistiche e l’esplosione del debito pubblico negli Stati Uniti.

Il ritorno della paura sui tassi

Durante un’intervista a Bloomberg Television, Dimon ha spiegato che il mercato sta sottovalutando il rischio di nuovi rialzi dei rendimenti. Secondo il manager, il mondo potrebbe essere entrato in una fase caratterizzata non più da eccesso di liquidità globale, ma da scarsità di risparmio disponibile. Un cambio di paradigma che obbligherebbe gli investitori a pretendere rendimenti più elevati per detenere titoli di Stato a lunga scadenza.

A pesare sono soprattutto le aspettative di inflazione legate alla guerra con l’Iran e alla possibile risalita dei prezzi energetici, elementi che potrebbero spingere la Federal Reserve a mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo del previsto. Non a caso, i mercati stanno rapidamente rivedendo le attese sui tassi: se fino a poche settimane fa si scommetteva su diversi tagli entro fine anno, oggi cresce la probabilità di nuovi rialzi da parte della Fed.