I rendimenti dei titoli di Stato statunitensi a lunga scadenza continuano a salire: i mercati temono che lo choc energetico temporaneo causato dalla guerra in Iran sfoci in una nuova fase inflazionistica più persistente. Il Treasury trentennale ha toccato martedì il 5,18%, il massimo dal 2007, ai tempi della crisi finanziaria scatenata dai mutui subprime. Mentre il decennale è salito al 4,65%, contro livelli inferiori al 4% prima dell’escalation in Medio Oriente. Il movimento riflette una vendita generalizzata dei bond governativi a livello globale: quando gli investitori si aspettano più inflazione e tassi d’interesse elevati più a lungo, chiedono rendimenti più alti per detenere debito pubblico. E il mercato sta iniziando a prezzare proprio questo scenario.

A pesare sono stati soprattutto gli ultimi dati macroeconomici statunitensi. L’inflazione al consumo è salita al 3,8% su base annua, spinta dai servizi, dall’energia elettrica, dalla benzina e dagli alimentari. Ancora più forte il dato sui prezzi alla produzione: il Producer Price Index è aumentato del 6%, con una forte accelerazione proprio nei servizi, che rappresentano oltre il 60% dell’economia americana. È un elemento particolarmente osservato dalla Federal Reserve perché segnala pressioni inflazionistiche più strutturali rispetto ai semplici rincari energetici.