"Contrastare un aumento potenzialmente dannoso del costo del debito americano". È questa la formula usata per giustificare l’intervento con cui il Tesoro Usa ha raddoppiato i riacquisti di titoli di Stato tra dieci e trent’anni, nell'intento, rivelatosi di breve respiro, di far calare i rendimenti. Una formula istituzionale, quasi burocratica, utilizzata per fermare la linea rossa del 5,3% sfiorata martedì dai bond americani a lunga scadenza, il livello più alto mai toccato dalla vigilia della crisi finanziaria del 2008. Eppure il costo del debito Usa, e l’impatto che rendimenti sempre più alti hanno sul suo rifinanziamento, non sono astrazioni che riguardano i trader. Hanno un riflesso nella vita privata di milioni famiglie, perché da lì si forma il tasso a cui auto, beni tecnologici, ma soprattutto abitazioni vengono comprate a debito. E infatti il segmento scelto da Scott Bessent per il suo buyback non è casuale. È lo stesso a cui è ancorato il mutuo trentennale, lo strumento con cui la maggior parte delle famiglie americana compra casa, che negli Stati Uniti non segue direttamente il tasso deciso dalla Federal Reserve, ma è legato al rendimento dei titoli di Stato decennali.
Detto così sembra un controsenso, ma basta guardare a quanto successo appena due anni fa per capirlo meglio. A settembre 2024, quando la banca centrale americana tagliò il tasso di riferimento di mezzo punto, il tasso medio sui mutui salì in appena due mesi dal 6,09% al 6,84%. Una dinamica determinata dal fatto che i bond a lungo termine, a differenza di quelli a breve che seguono più da vicino il tasso della Fed, hanno un prezzo fissato dagli investitori sulla base delle aspettative future sull’inflazione, sulla crescita e specialmente sulla quantità di debito che il governo dovrà collocare sul mercato nei prossimi anni. Gli istituti di credito, a loro volta, calcolano il tasso del mutuo aggiungendo al rendimento del decennale un differenziale tra tasso ipotecario primario e secondario che copre i costi di erogazione e il rischio di insolvenza. Risultato? Ogni aspettativa di maggiore emissione di debito pubblico, anche se il costo del denaro a breve termine resta invariato, si trasferisce in modo diretto, seppur con un certo ritardo, sulla rata del mutuo. Una bella gatta da pelare, se si pensa che sul decennale pesano anche altri fattori, come il debito pubblico monstre di 40mila miliardi di dollari.











