È durata il breve volgere di 24 ore la tregua sui Treasury. I mercati obbligazionari sono tornati in sofferenza nella giornata di ieri azzerando l’effetto calmierante sui rendimenti della mossa a sorpresa del Tesoro americano di raddoppiare i riacquisti di titoli di Stato a lunga scadenza. Il rendimento del titolo trentennale statunitense è salito di sette punti base fino al 5,27%, tornando ai livelli visti prima dell’annuncio del buyback, mentre quello a 10 anni ha raggiunto il 4,71%, a un soffio dai massimi di inizio del 2025.Un segnale pesante per Washington. La strategia del segretario al Tesoro, Scott Bessent, punta a un maggiore ricorso a finanziare il debito attraverso emissioni a breve termine, mantenendo sostanzialmente stabile l’offerta di Treasury sulle scadenze più lunghe. Ma il raddoppio dei riacquisti da 2 a 4 miliardi di dollari appare poco più di un cerotto su una ferita molto più profonda rappresentata da debito monstre di 40mila miliardi di dollari e che avanza a ritmo spedito visto che il deficit di bilancio nell’ordine dei 1.900 miliardi. A detta di Jp Morgan in questo modo «si affrontano solo i sintomi e non la causa principale», ossia che gli Stati Uniti continuano ad avere un deficit di bilancio del 6% in un’economia vicina alla piena occupazione. «Senza un vero consolidamento fiscale i mercati potrebbero considerare questa azione come priva di credibilità», è l’avvertimento di JP Morgan che vede il rischio che la mossa del Tesoro Usa si riveli un boomerang con gli investitori che chiederanno un rendimento extra per il possesso di obbligazioni a lungo termine.A questo si aggiungono le preoccupazioni per l’inflazione elevata e l’ondata di debito emesso dalle società tecnologiche per finanziare i maxi-investimenti nell’intelligenza artificiale. «Considerata l’enorme entità delle emissioni obbligazionarie, gli hyperscaler stanno attualmente facendo concorrenza ai Treasury», rimarca Eoin Walsh, gestore di portafogli di TwentyFour Asset Management.A complicare l’assunto nella giornata di ieri si è messa la nuova impennata dei prezzi del petrolio, che ormai rappresenta il maggiore elemento di tensione per le obbligazioni in quanto aumenta i rischi di inflazione e quindi di una Federal Reserve sempre più sotto pressione per alzare i tassi di interesse. Anche in Europa il caro-energia, con anche il prezzo del gas in netto rialzo, ha mantenuto alta la pressione sui rendimenti, con il Btp decennale italiano che ieri ha chiuso in area 4,07% e quello di pari durata tedesco al 3,25%.
Usa, bond in affanno. La mossa del Tesoro ha esaurito l’effetto
I titoli trentennali americani azzerano i benefici degli acquisti di Treasury. Jp Morgan: serve ridurre il deficit di bilancio










