Ci sono voluti più di duecento anni - dal 1770 al 1982 - prima che gli Stati Uniti accumulassero il loro primo trilione (mille miliardi) di dollari di debito pubblico. A Donald Trump sono bastati solo 90 giorni per accumulare l'ultimo, il più costoso, non tanto in termini reali quanto politici: il 18 agosto 2026 il conto complessivo dell'onere federale ha raggiunto il traguardo storico di 40mila miliardi di dollari. Una cifra a tredici zeri che segnala all'esterno l'altra guerra che il presidente americano e, soprattutto, il suo generale Scott Bessent, stanno miseramente perdendo: quella contro il mercato. Il Tesoro ha infatti annunciato un'operazione di "riacquisto potenziato" per il debito a lunga scadenza, inserendosi senza guanti in una parte sensibile del mercato dei Treasuries. L'intento è colpire i segmenti con scadenze tra 10 e 20 anni e tra 20 e 30 anni, aree che hanno avuto una sostanziale assenza di acquirenti da fine giugno. Il governo "raddoppierà almeno" l'importo massimo delle operazioni di riacquisto, da due ad "almeno" 4 miliardi di dollari. Di cosa si tratta? In poche parole: i rendimenti dei titoli del Tesoro Usa stanno salendo troppo, il Dipartimento li ricompra così da farne salire il prezzo e calare il rendimento, ovvero quanto l'emittente paga di interesse; per finanziare l'operazione, emette altri titoli ma con scadenze più corte, e quindi con rendimenti più contenuti. Questa la teoria che guida l'azione di comprimere quindi non il debito, ma il suo costo diversificato, intervenendo lungo la cosiddetta curva dei rendimenti, nella parte lunga. Una manovra di lieve repressione finanziaria, col rischio che diventi spericolata e si scarichi, come solitamente avviene, sulla valuta, nella fattispecie il dollaro (che infatti è subito calato).
Il mercato sono io. Scott Bessent, l'uomo che voleva il potere di far fallire l'America
L'intervento per contenere i rendimenti dei Treasury fuori controllo, mentre il debito pubblico sfonda i 40 trilioni di dollari, non basta a placare le ten…












