Secondo i dati della Federal Reserve Bank of St. Louis, il cui compito è anche quello di approntare ricerche economiche per la banca centrale americana, il debito pubblico statunitense ha registrato l’aumento record storico nel primo anno di presidenza di Donald Trump. Alla fine del primo trimestre del 2025, il debito pubblico era di 36,2 trilioni di dollari, raggiungendo i 39,06 trilioni soltanto dodici mesi dopo. Un aumento spropositato di circa 2.900 miliardi in un anno! Quasi 3 trilioni. Oggi, negli Stati Uniti, il rapporto debito/Pil è del 123 per cento. Dieci anni prima era del 104 per cento. La presidenza di Joe Biden, che non era stata parca nell’allargamento del debito pubblico, in quattro anni – dal primo trimestre del 2021 a quello del 2025 – l’aveva fatto crescere soltanto di poco più di 4 trilioni di dollari.

Dire che la ricetta economica di Trump sia ad alto rischio è un eufemismo. È fallimentare. Lo si è visto con i dazi che, secondo lui, avrebbero portato migliaia di miliardi nelle casse dello Stato e reso ricchi e felici i cittadini americani. I risultati sono stati, invece, un aumento dell’inflazione interna e perdite di quote di mercato, ad eccezione dei settori petroliferi e militari. Il governo statunitense sta ancora restituendo miliardi di dollari per dazi imposti arbitrariamente e ritenuti illegittimi anche dalle competenti istituzioni americane. Ma il tycoon, non soddisfatto, con i dazi ci sta riprovando ancora.