A un congresso per ostetriche una lezione dal titolo “Se a partorire non è una madre”. E il Pd batte le manidi Massimo Sanvitosabato 15 agosto 20263' di letturaE alla fine siamo arrivati anche a questo... C’era da aspettarselo, ahinoi, visto il livello di ultra-progressismo che permea ogni angolo della nostra società. Persino un settore delicatissimo come quello sanitario. Ha vinto ancora la linea Lgbtq (abbiamo perso il conto delle lettere successive alla “q”) più sfrenata, quella che troppo spesso viaggia in senso contrario al buonsenso. Dunque? Il 3 e il 4 ottobre, a Riccione, in occasione del secondo congresso nazionale dell’Associazione italiana di ostetricia, dedicato a “Genere, generi, generazioni”, ci sarà un panel alquanto curioso. Titolo: “Se a partorire non è una madre”. Alt: e chi dovrebbe essere? Un transessuale. Sì, avete capito bene: le ostetriche di tutta Italia andranno a lezione per capire come gestire la gravidanza, il parto e l’allattamento dei trans. Una «nuova frontiera professionale», dicono dall’associazione.PROGRAMMA FITTO
L’obiettivo dichiarato è quello di preparare le professioniste che fanno nascere i bambini ai cambiamenti del mondo, aggiornando le loro competenze. In palio ci sono 10,5 crediti formativi. Il programma è fitto. Il primo giorno, per esempio, si parlerà di “stereotipi culturali e stigma”, con l’invito a usare sempre “moduli con linguaggio neutro e rispettoso” perché ci sarebbe “un vuoto normativo che impedisce a persone con utero di fare screening Hpv (il Papilloma virus)”. Persone con utero. Vietato pronunciare la parola “donne”. Ma andiamo oltre. I relatori spiegheranno anche come “comprendere il linguaggio della comunità Lgbt che incontra il linguaggio sanitario” e pure di “amenorrea (l’assenza del ciclo mestruale) in persone trans Afab (Assigned female at birth, ovvero persone nate donne e diventate uomini) che assumono testosterone”. È un labirinto terminologico molto difficile da cui uscire indenni.Ed eccoci poi al piatto forte, il già citato “Se a partorire non è una madre: panoramica su gravidanza, parto e allattamento nella comunità trans”. A discuterne, oltre a un’ostetrica, ci sarà un rappresentante della “genitorialità trans” dell’associazione “Rete Genitori Rainbow” e un avvocato dello sportello legale dell’associazione “Gruppo Trans”. Il secondo giorno, invece, spazio al panel “Assistenza al travaglio-parto e allattamento nelle coppie Lgbt”. I partecipanti, a seconda dell’essere o meno soci dell’associazione e della data di iscrizione, sborseranno dai 109 ai 219 euro per il congresso. Pranzi compresi, notti in albergo escluse. La faccenda, nemmeno a dirlo, è diventata politica.POLEMICA POLITICA











