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Chiara Evangelista

L'assessora al Lavoro: «Perché non consentire alle ragazze giovani di congelare gli ovuli, in un Paese in cui la stabilità economica non arriva prima dei 35 anni? Aiutare le gravidanze significa non obbligare una donna a scegliere»

In mezz’ora di conversazione, la parola che predomina è «paura»: paura di rivivere quei momenti, distesa sul letto, impietrita. Paura di un altro aborto (il quarto), di non riconoscere il proprio corpo, di un’altra gravidanza, di un fisico che potrebbe non reggere. Sono passati oltre tre anni, ma «il terrore di rivivere quell’incubo» ancora è sottopelle, palpabile. E allora si staglia nella mente una considerazione: «Se avessi potuto congelare gli ovuli, forse mi sarei evitata questo calvario», pensa l’assessora comunale al Lavoro, Alessia Cappello.La piccola Bea sta per addormentarsi, sfinita dopo una giornata al mare. «Chissà se riuscirò a darle un fratellino o una sorellina», racconta Cappello, lontana da Palazzo Marino per la pausa agostana. Mentre siamo al telefono, il suo display si illumina di notifiche: decine di messaggi arrivati via Instagram. Ragazze under 30, donne, ma anche uomini rispondono alla sua storia pubblicata poche ore prima. Vogliono condividere — non tanto con l’assessora ma con Alessia — le proprie esperienze, che hanno contorni simili a quelle di Cappello. «Dopo dieci anni, si è chiusa la relazione che avevo all’epoca — racconta — . Avrò avuto 27-28 anni. Ci ho messo un po’ per trovare un’altra persona e fidarmi di lei, ricominciare con qualcun altro». Una storia come tante, con dei risvolti universali. «Il punto però è che il tempo passava e in un attimo mi sono ritrovata ad avere 37-38 anni, dopo il matrimonio, e i miei ovuli non erano più quelli di dieci anni prima». Una constatazione amara, difficile da digerire, che arriva «dopo un incubo: nel primo trimestre mi sono trovata ad avere tre aborti in tre anni». E da lì è iniziato il calvario: visite, oltre 5 mila euro in esami di genetica, check-up infiniti. «Un percorso che, a pensarci ancora adesso, mi terrorizza solo all’idea». Finché poi arriva la diagnosi: «Nessun problema fisico genetico, semplicemente ero in una determinata età per cui i miei ovuli non erano più quelli di un tempo. Ho fatto ricorso così alla stimolazione ovarica».