L'ex calciatrice della Nazionale presta il volto alla campagna "PMA per tutte" dell'Associazione Coscioni. L'appello video per cambiare la Legge 40 e cancellare le discriminazioni sul diritto alla maternità
«Per tanti anni il calcio è stata la mia vita, il mio lavoro e la mia passione. Ma la conquista più grande è stata un’altra: è stata avere mia figlia». Con queste parole, affidate a un videomessaggio destinato a far discutere, l’ex difensore della Nazionale italiana Alia Guagni ha annunciato la sua discesa in campo al fianco dell’Associazione Luca Coscioni. La calciatrice, 38 anni, oggi è madre di una bambina di tre mesi, ma per realizzare il suo desiderio di maternità è stata costretta a trasferirsi temporaneamente in Spagna per accedere alla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) come donna single. Un percorso precluso dalle attuali normative italiane.
Pma e social freezing: la denuncia di un paradosso tutto italiano
La vicenda di Alia Guagni mette in luce un forte cortocircuito del sistema assistenziale italiano legato alla tutela della fertilità. Durante gli anni dell’attività agonistica, l’ex calciatrice aveva scelto di ricorrere al social freezing, ovvero al congelamento degli ovociti, per preservare la propria capacità riproduttiva in un momento in cui la maternità risultava difficilmente conciliabile con i ritmi dello sport professionistico.











