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Caterina Ruggi d'Aragona

L'ex capitana viola e difensore della Nazionale è dovuta andare a Barcellona per partorire la sua Isabel Lily e ora è la capofila della campagna per l'iniziativa di legge popolare «Pma per tutte»: «In Italia ci sono troppi tabù da superare»

«Io ormai ho la mia bambina. Sono dovuta andare a Barcellona per averla. E un altro figlio, da sola, non potrei permettermelo. Però ho deciso di metterci la faccia, perché mi mi fa arrabbiare il fatto che in Italia una donna single non possa avere accesso alla procreazione assistita. Dover andare all’estero, al di là di tutte le difficoltà e i costi, fa capire che stai facendo una cosa che nel tuo Paese non si fa, è illegale, sbagliata. Siamo rimasti con un’idea arcaica di famiglia».

Alia Guagni, ex calaciatrice della Fiorentina e della Nazionale italiana, spiega così la sua scelta di sostenere come testimonial la campagna «Pma per tutte» dell'Associazione Luca Coscioni, lanciata l’11 giugno, che ha già superato le 35 mila firme raccolte sulle 50 mila necessarie per il deposito della proposta di legge di iniziativa popolare in Parlamento che mira a estendere l'accesso alla procreazione medicalmente assistita anche alle donne single e alle coppie di donne. Una mobilitazione per la modifica dell’articolo 5 della legge 40/2004, che vede il sostegno di oltre 40 associazioni della società civile e una rete di circa 800 volontari in tutta Italia. Con 70 attivisti in Toscana. In primis, appunto, Alia Guagni, ex capitana della Fiorentina, che a maggio 2025 ha raccontato pubblicamente di avere detto addio ai campi da calcio per coronare il sogno di diventare mamma, da single. Oggi ha una bimba di 4 mesi, Isabel Lily.