di
Elena Tebano
Guagni, 38 anni, ex calciatrice della Nazionale, ha una figlia di 3 mesi. L'ha avuta da single, grazie alla fecondazione eterologa fatta in Spagna. Ora è il volto di una campagna dell'Associazione Coscioni per consentirla anche in Italia a single e coppie di donne
«Ho sempre voluto avere figli, ho sempre immaginato una mia famiglia. Ma quando giocavo non era possibile: il calcio, per noi donne, fino a poco fa non era neppure riconosciuto come una professione, conciliarlo con la maternità era ancora più difficile. Ho smesso di giocare a maggio dell'anno scorso, a giugno ho subito iniziato con i tentativi: per fortuna avevo congelato gli ovuli e sono rimasta incinta subito». Sua figlia compirà tre mesi la prossima settimana e Alia Guagni, 38 anni, ex calciatrice della Nazionale, è felicissima. Che riuscisse a diventare madre non era scontato: è stato possibile non solo perché aveva congelato gli ovuli, prolungando la sua finestra di fertilità, ma perché è potuta andare all'estero. Guagni è single e l'ha concepita con la procreazione medicalmente assistita (Pma), grazie al seme di un donatore: in Italia non le sarebbe stato consentito. «Non ho trovato la persona giusta con cui mettere su famiglia, ma era arrivato il momento giusto: ci ho pensato ogni giorno per tre anni. Ora c'è questa "polpetta", che è la cosa più bella del mondo» dice.








