Cara Ester,
ho appena pagato l’ultima retta del nido di mia figlia: il prossimo anno andrà alla materna. Ha 3 anni e, da 3 anni appunto, vivo sola con lei: il padre non ne ha mai riconosciuto la paternità. Lo conosco nel 2021 su Tinder. Roma è grande, ma l’amore ti rende così scimunito da pensare che, per quanto una città sia enorme, tu abbia l’impressione di averlo sempre conosciuto. Quel senso di familiarità che ti fotte e ti unisce. Trascorriamo insieme 2 anni. In questi due anni (io 38 e lui 45, dunque non più ragazzini) io non conoscerò mai né un suo amico né un componente della sua famiglia. È molto riservato lui: dice così di sé stesso. E in effetti è anche questa l’impressione esterna, mia e dei miei amici a cui invece lo presenterò. Si sarebbe potuto pensare che avesse una doppia vita, ma quando capitava di incontrare i suoi amici, io venivo presentata come Eleonora, proprio lei. E i suoi amici mi accoglievano con un: «Ah ma sei tu allora, abbiamo sempre sentito parlare di te!» Bingo, parlava di me allora! Allora è vero che è riservato. Dammi una sberla.
La gravidanza e la scelta di diventare madre
In questi due anni abbiamo rapporti non protetti e calcolati in base alla mia ovulazione. Rimango incinta e, alla notizia, mi dice di considerare se portare avanti o no la gravidanza sapendo che lui non se ne assumerà mai la paternità. Io prendo informazioni per abortire. Deciderò poi di portare a termine la gravidanza considerando che lui non ci sarebbe mai stato. La speranza era però alimentata dal fatto che lui veniva a qualche visita e che comunque era lì.









