Mentre l’Italia affronta un declino demografico senza precedenti, la proposta di legge di iniziativa popolare promossa dall’Associazione Luca Coscioni mira a scardinare gli ultimi pilastri escludenti della Legge 40, aprendo la procreazione medicalmente assistita a donne single e coppie di donne
C’è un momento nella vita di una donna in cui il desiderio di un figlio – o la consapevolezza di non volerlo affatto – fa capolino nella quotidianità. Questo sentire, sempre più spesso, si scontra con una realtà strutturale che non agevola il percorso verso la genitorialità: dall’età sempre più avanzata in cui si inizia concretamente a cercare una gravidanza, fino alle barriere d’accesso alla procreazione medicalmente assistita (PMA). Per le coppie eterosessuali, la lunghezza delle liste d’attesa nel sistema pubblico, i costi elevati del settore privato, la carenza cronica di gameti e la profonda disomogeneità territoriale rappresentano ostacoli concreti, che un Paese con un tasso di natalità tra i più bassi d’Europa non può più permettersi. Ostacoli che, paradossalmente, le donne single e le coppie omogenitoriali non incontrano, per il semplice fatto che in Italia l’accesso alle tecniche è loro vietato a monte. Una legge voluta dal governo Berlusconi nel 2004, priva di fondamenti scientifici e dai tratti fortemente anacronistici, nega ancora oggi il diritto alla genitorialità basandosi sullo stato civile e sull’orientamento affettivo. Proprio per scardinare questo impianto ha preso ufficialmente il via la raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare “PMA per tutte”, promossa dall’Associazione Luca Coscioni insieme a decine di organizzazioni della società civile.










