Il titolo - 'Genere, generi, generazioni' - prometteva di non sfuggire al radar dell'ideatore del patriarcato mediterraneo. Poi la sessione 'Se a partorire non è una madre' - dedicata a gravidanza, parto e allattamento nella comunità trans - accende la miccia e, nello spazio di un botta e risposta, il congresso nazionale delle ostetriche, in programma a Riccione il 3 e 4 ottobre, lascia i confini della formazione professionale per entrare nell'arena, assai più rumorosa, della politica. Futuro nazionale di Roberto Vannacci annuncia un'interrogazione al ministro della Salute, Orazio Schillaci, tornando alla carica contro "l'ideologia gender" che "sta permeando il nostro sistema sanitario". E il generale non rinuncia all'affondo più affilato, riuscendo a far convivere ostetriche e migranti. "A me dicono che la remigrazione non è possibile, loro invece fanno lezioni su come possa nascere un bambino senza che ci sia una madre", attacca, cogliendo l'occasione per tornare a evidenziare che "il mondo al contrario è sempre di struggente attualità".
Il principio di partenza dell'Associazione italiana di ostetricia - che riunirà il congresso all'Hotel Nautico, nella perla verde della Riviera romagnola - risiede nell'esperienza di chi lavora sul campo. La cura della comunità Lgbtqia+ rientra tra le "nuove frontiere professionali", con un programma che si sofferma anche su stereotipi, stigma, discriminazioni e barriere nell'accesso alle cure. "Non rispondiamo a logiche di partito ma alla tutela della salute umana", spiega all'ANSA la presidente onoraria dell'Aio, Antonella Marchi, osservando che non tutte le persone con capacità di gravidanza si identificano come donne. Questo "può non piacere, ma succede" e la professione deve saperle assistere. Vale in sala parto come nello screening Hpv dove, sottolinea l'ostetrica, chi ha un utero ma non risulta donna all'anagrafe può scontrarsi con un "vuoto normativo".








