Crescono i movimenti ostili alla costruzione delle mega strutture che alimentano il boom dell’intelligenza artificiale. Non piacciono la mancanza di trasparenza, l’impatto ambientale e i rischi su salute e bollette. Con una spruzzata di complottismo…

Negli Usa c’è qualcosa che sta agitando le piazze di tutto il Paese: i data center. Le mega strutture necessarie ad alimentare il boom dell’intelligenza artificiale sono al centro di grandi contestazioni, tanto da parte del mondo del lavoro quanto dei singoli comitati civici che si oppongono a specifiche costruzioni (in Italia il più grande verrà costruito a Colleferro, in provincia di Roma). Il movimento è più esteso e trasversale di quanto si pensi, perché tocca sia comunità democratiche sia repubblicane. Ma in cosa consiste?

In tre mesi 75 progetti sono stati bloccati

Il 2026 è stato l’anno cruciale del movimento anti-data center, con quattro momenti cardine. La prima fase è stata quella di gennaio e febbraio. Secondo un rapporto dell’osservatorio indipendente Data center watch, «nelle prime sei settimane del 2026 sono stati presentati oltre 300 progetti di legge statali sui data center, con proposte di moratoria a livello statale introdotte in 14 Stati da entrambi gli schieramenti politici. Solo tra gennaio e marzo almeno 75 progetti sono stati bloccati, con un congelamento delle spese dal valore di 130 miliardi di dollari».