Da una parte il decreto Bollette che, in nome dell’interesse nazionale, autorizza la costruzione di data center senza necessità di modifiche ai PGT locali, dunque di fatto bypassando le istituzioni regionali.Dall’altro, alcune Regioni che cercano di frenare l’espansione con norme locali e canoni elevati a costruire, in nome della tutela ambientale e dell’impatto sul territorio e sulle persone che lo vivono.La protesta contro i datacenter dagli Usa ora sbarca in Italia, dove però questo mercato è molto più immaturo. I comitati ambientalisti e cittadini usano gli stessi argomenti d’oltreoceano per opporsi e trovano sponda in alcune amministrazioni.Un’evoluzione dell’antico conflitto insito nel rapporto tra ambiente, umano e innovazione nella sua rappresentazione più concreta, fatta di cemento e cavi. Ma non solo.Il data center è sì un’infrastruttura, ma anche un simbolo. Rappresenta il luogo dove “si fa l’AI”, quella stessa intelligenza artificiale che è certamente entrata nella quotidianità e nelle case di tutti, ma il cui potenziale e valore è percepito in modo parziale, con sfumature di resistenza che vanno dal luddismo al timore di essere sostituibili e sostituiti.Non a caso, i sondaggi americani notano che a opporsi sono anche i cittadini di aree lontane dai data center. Non è solo nimby: ci sono anche paure economiche ed esistenziali, insomma.Indice degli argomenti