A Lacchiarella, poco meno di diecimila abitanti a sud di Milano, qualche giorno fa duecento persone si sono ritrovate davanti al municipio per contestare la costruzione del più grande data center d’Italia. È un investimento da tre miliardi di euro sostenuto dal fondo Pimco, controllato dal gruppo Allianz. I timori dei cittadini riguardano il consumo di energia, la vicinanza della falda acquifera, le emissioni dei generatori di emergenza, l’impatto sul territorio e perfino l’applicazione della normativa Seveso sulle sostanze pericolose.
Quello Lacchiarella non è un episodio isolato. A pochi chilometri di distanza, a Opera, il progetto di un nuovo data center ha diviso il consiglio comunale, con proteste dei cittadini e la richiesta di approfondire gli effetti dell’intervento prima che le decisioni diventino irreversibili. In tutto il territorio stanno nascendo comitati che cercano di coordinarsi, mentre la regione continua ad attrarre investimenti grazie alla presenza delle grandi dorsali in fibra ottica che collegano il Mediterraneo all’Europa. Intanto il Parlamento discute norme che puntano a riconoscere i data center come infrastrutture strategiche nazionali, restringendo ulteriormente il margine di intervento degli enti locali.











