No data center! A Lacchiarella, comune di circa 9.000 abitanti tra Pavia e Milano, lo scorso 11 luglio c’è stata la prima manifestazione contro il progetto della multinazionale Apto che prevede la costruzione del più grande centro dati d’Italia. Il Comitato di Ciarlasco, che mette insieme i cittadini anche dei paesi limitrofi, si batte per impedire la realizzazione di una struttura che da sola occuperebbe 230 mila metri quadrati, con un fabbisogno energetico pari a quello di una città grande come Bologna e un aumento della temperatura previsto dai 2 ai 5 gradi nel territorio circostante. In un momento in cui stiamo letteralmente morendo di caldo, mentre mancano politiche efficaci di adattamento e mitigazione. Il 60% dei data center nel nostro Paese sono in Lombardia, dove nei prossimi anni sono previsti interventi per 22 miliardi. Processi tutt’altro che “green”, come denunciano non solo i cittadini, ma i rappresentanti di Avs in provincia e in regione e come L’Espresso ha raccontato.Il recente rapporto Environmental cost of AI’s energy use: carbon, water and land footprints - il costo ambientale del consumo energetico dell’Ia: impronta di carbonio, acqua e suolo, della Unu-Inweh (Istituto dell'Università delle Nazioni Unite per l'acqua, l'ambiente e la salute), denuncia come per il 2030 i data center arriveranno a consumare 945 terawattora di elettricità all’anno. L’acqua necessaria per farli funzionare sarà equivalente al fabbisogno di 1,3 miliardi di persone. Se volessimo compensare l’impronta di carbonio avremmo bisogno di 6,7 miliardi di alberi. I data center richiedono un consumo enorme di suolo agricolo, di energia (che sovraccarica la rete e provoca blackout) e di acqua (necessaria al raffreddamento). Per questo i cittadini chiedono che il settore venga regolamentato con leggi regionali e nazionali che impediscano l’utilizzo di acqua potabile per il raffreddamento, fermino il consumo di suolo, impongano l’utilizzo esclusivo di aree dismesse e degradate, obblighino all’approvvigionamento esclusivo da fonti rinnovabili, eliminino i generatori di emergenza a gasolio. Basti pensare che le capacità di stoccaggio di sostanze pericolose dei generatori del data center voluto dalla Apto superano i 4 mila litri.La disciplina nazionale approvata lo scorso 24 febbraio in Parlamento, il disegno di legge delega “Data Center Framework Act”, è carente su molti aspetti. Ma soprattutto manca ancora dei decreti attuativi, lasciando indifesi territori e salute pubblica. Mentre la legge approvata recentemente dalla Regione Lombardia ha vincoli insufficienti, preoccupandosi più di tutelare gli affari delle grandi imprese che i diritti dei cittadini e degli ecosistemi dai quali dipendiamo per vivere.La colonizzazione di diversi territori del nostro Paese portata avanti dai data center fotografa da un lato la vera natura di una destra che persegue un modello economico, industriale ed energetico insostenibile. Dall’altro rivela l’arroganza delle Bigtech che in questa fase storica pensano di poter comprare la democrazia. Gli effetti sono sotto i nostri occhi: peggiorano salute e condizione economica. Oggi più che mai per uscirne abbiamo bisogno di una cultura politica che promuova e alimenti una nuova base produttiva in grado di tutelare la relazione tra diritti sociali e diritti ambientali. Facciamo Eco!
Consuma suolo acqua ed energia: l’Ia non è green
Serve contrastare la colonizzazione selvaggia dei territori da parte delle multinazionali dei data center








