Rho (Milano) - Non resta solo l’Osservatorio Data center, nella sua battaglia contro lo sviluppo irrazionale di questi impianti nel rhodense. Il fronte di quelli che chiedono di bloccare progetti e difendere territorio e cittadini si allarga. “Tutta l’area a nord-ovest di Milano rischia di essere sacrificata per diventare la server farm d’Europa. Una vera e propria colonizzazione digitale sta ridisegnando i nostri comuni senza pianificazione. I piani prevedono l’insediamento di ben 10 nuovi data center concentrati in pochissimi chilometri quadrati: 3 a Rho, 3 a Pregnana Milanese, 3 a Cornaredo e 1 a Pero, senza contare quelli già esistenti, come il grande campus di Settimo Milanese sull’area dell’ex-Italtel - denuncia il centro sociale Sos Fornace - chiediamo una moratoria immediata sul rilascio di qualsiasi nuova autorizzazione per la costruzione di data center nel Rhodense, il blocco totale dei progetti in corso, l’apertura di un confronto pubblico e trasparente con la cittadinanza e una pianificazione sovracomunale che metta al centro i bisogni reali delle persone e non gli interessi dei privati”.

I timori del territorio

Secondo i rappresentanti del centro sociale rhodense i sindaci del rhodense si fanno “abbagliare dalle compensazioni e dalle mitigazioni ambientali, semplici operazioni di greenwashing utili solo a ripulire l’immagine delle multinazionali”. Il tutto a scapito del territorio che è già stato sacrificato abbastanza per fare spazio a Fiera Milano, Expo 2015 e Olimpiadi, “non siamo più disposti a tollerare l’ennesima svendita del territorio. Le nostre città hanno bisogno di case accessibili, parchi e servizi pubblici gratuiti. Non ci sacrificheremo per i profitti di Amazon, Microsoft o Google”, conclude Sos Fornace. Anche il circolo di Rho di Rifondazione Comunista già impegnato in una raccolta di firme per bloccare gli impianti di via Moscova e via della Mosa chiede una moratoria sui nuovi progetti che si vanno ad aggiungere a quello di via Buonarrotti, per il quale il Governo ha scelto un iter straordinario in quanto di “prevalente interesse strategico nazionale”. “Queste infrastrutture concentrate nello stesso territorio impongono una valutazione complessiva sul consumo energetico, sul microclima urbano, sull’inquinamento acustico, sulla rete elettrica, sulla pianificazione del territorio e sulla qualità della vita dei cittadini - spiega Mario Pittella, del circolo Prc - Chiediamo di sospedere ogni autorizzazione fino a quando non saranno garantite una valutazione dei progett e un confronto pubblico”.