Negli Stati Uniti si sta sviluppando una protesta trasversale contro la costruzione di data center. Per rendere l’idea della dimensione di questi moti intestini, il sito web Datacenteropposition ha raccolto 525mila adesioni provenienti da persone che hanno manifestato dissenso tramite gruppi sui social media o che hanno partecipato a 142 manifestazioni di dissenso organizzate in 42 Stati.

Si tratta di adesioni e non di manifestanti che invadono le piazze, ma gli impatti ambientali dei data center e il caro bollette, del quale parleremo più avanti, si rivelano essere dei potenziali freni agli sviluppi delle IA in Paesi che giocano un ruolo primario come Usa, Canada e India.

Dietro ogni modello di IA generativa ci sono edifici industriali, chip che lavorano senza interruzione, linee elettriche, sistemi di raffreddamento, generatori di emergenza e consumo di acqua non di rado ingente.

Negli Usa in particolare queste imponenti infrastrutture stanno inciampando nel volere popolare, ostacoli che le Big Tech non hanno visto arrivare.

Le contestazioni nate davanti ai consigli comunali si stanno coordinando a livello nazionale, entrano nelle campagne elettorali e cominciano a essere considerate dagli investitori alla stregua della scarsità di energia, dei ritardi nelle connessioni alla rete e della carenza di componenti. Il problema non è più soltanto dove costruire i data center, ma chi debba decidere, sopportarne i costi e riceverne i benefici.