L’intelligenza artificiale ha monopolizzato il dibattito pubblico in tutto il mondo occidentale. È un argomento che ne porta con sé tanti altri, quasi in automatico: il rapporto tra tecnologia e lavoro, le preoccupazioni ambientali, gli interrogativi su un futuro sempre più influenzato dalle macchine.
Il mercato dell’IA cresce a grande velocità: secondo i dati dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, in Italia ha raggiunto il valore di 1,8 miliardi di euro nel 2025, con una crescita del 50% rispetto all’anno precedente. Milioni di persone, nel nostro paese, usano strumenti d’intelligenza artificiale generativa.
Questa enorme domanda di IA è piuttosto improvvisa, se consideriamo che ChatGPT, il software di OpenAI che ha dato il via alla stagione degli LLM, è stato lanciato nel novembre 2022, nemmeno quattro anni fa. E così, oggi, emerge con forza un nuovo tema fondamentale legato all’intelligenza artificiale: quello infrastrutturale.
Il funzionamento dei sistemi d’intelligenza artificiale richiede la costruzione di enormi data center. Si tratta di vaste strutture o complessi di edifici che contengono decine di migliaia di computer, detti server. Questi dispositivi processano e conservano dati e servono per supportare le reti cloud, addestrare i software IA e garantire il loro utilizzo a milioni di utenti contemporaneamente.







