Il dibattito sull’IA si sta spostando dalla paura di perdere milioni di posti di lavoro all’impatto che i nuovi data center potrebbero comportare per l’ambiente e le comunità locali. In tutto il mondo, Italia compresa monta la protesta dei cittadini per chiedere maggiore chiarezza.
Per oltre due anni il dibattito sull'intelligenza artificiale è stato dominato dall'angoscioso dilemma su quanti posti di lavoro sarebbero scomparsi. Dall'esplosione su vasta scala dei modelli di IA, i vertici delle grandi aziende tecnologiche hanno ripetuto per mesi che queste tecnologie avrebbero ottimizzato pressoché ogni attività produttiva, prevedendo che le macchine avrebbero presto sostituito milioni di lavoratori. Oggi però la situazione sta cambiando. Studi e analisi empiriche, seppur ancora parziali, raccontano infatti di una realtà meno drammatica di quella prospettata fino a qualche settimana fa. Su Fanpage.it ne avevamo parlato con il prof. Alfonso Fuggetta del Politecnico di Milano. Anche lo stesso Sam Altman, CEO di OpenAI, è recentemente tornato sui propri passi, riconoscendo come un'apocalisse occupazionale provocata dall'intelligenza artificiale appaia, dopotutto, come uno scenario "improbabile".











