L’intelligenza artificiale cresce, i data center consumano di più e le emissioni dei giganti tech tornano a salire

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I data center non sono nuvoleEmissioni, acqua, suolo il conto non è solo elettricoLe rinnovabili crescono, ma l’IA accelera di piùLa domanda che resta sul tavolo

L’intelligenza artificiale sembra leggera perché arriva dentro una finestra di chat, una ricerca più comoda, un’immagine generata in pochi secondi. La usiamo come se fosse aria: scrivi, premi invio, ricevi. Dietro, però, non c’è niente di immateriale. Ci sono data center, server, chip, sistemi di raffreddamento, linee elettriche, cantieri, fornitori, acqua, rame, cemento, acciaio. Una macchina enorme, fisica, piantata da qualche parte nel mondo.

Il problema comincia proprio qui. La corsa all’IA sta diventando così rapida da mettere in difficoltà anche le aziende che per anni hanno raccontato la propria transizione climatica come una marcia quasi inevitabile. Google, nel suo Environmental Report 2026, riconosce apertamente che raggiungere i propri obiettivi climatici è diventato più difficile perché servono energia e risorse per sostenere la domanda crescente di intelligenza artificiale. Nel 2025 l’azienda ha firmato accordi per oltre 12 GW di nuova energia pulita, ma nello stesso documento ammette la tensione tra iper-crescita e sostenibilità.