La prossima battaglia ambientale globale avrà un nemico colossale e potente: i grandi data center dell’intelligenza artificiale. Enormi strutture che consumano territorio ed energia, producono rumore e hanno bisogno di moltissima acqua per funzionare, in particolare per il raffreddamento. Ovunque le si collochi, hanno un impatto molto pesante. E infatti in mezzo mondo stanno già proliferando le cause giudiziarie e i comitati contro l’insediamento dei nuovi server giganteschi. Un recente rapporto della London School of Economics, citato dal Guardian, ha fatto il punto sulle controversie legali avviate in 62 Paesi in materia ambientale: la nuova tendenza, in rapida crescita, riguarda proprio le opposizioni ai data center.
È una questione interessante anche perché incrocia alcune curiose contraddizioni del nostro tempo. La prima è che spesso non ci rendiamo conto di quanto il mondo che definiamo “virtuale” (la telematica, internet, le riunioni a distanza, il cloud) richieda in realtà il supporto molto materiale dei server: capannoni pieni di armadi a loro volta strapieni di schede di calcolo che fanno funzionare tutti i software che utilizziamo quotidianamente, dalle email a Zoom ai giochi elettronici e così via.








