Dall’arrivo dell’Intelligenza Artificiale nella quotidianità delle persone, è ormai un’esperienza quotidiana leggere e sentire dire che, sì, è uno strumento utile, ma che a lungo andare lascerà molta parte dei lavoratori disoccupati. La narrazione è già scritta: robot infallibili e software super potenti pronti a rubarci la scrivania, lasciandoci a casa. Eppure, le cose potrebbero prendere una piega decisamente diversa e inaspettata.
AI e posti di lavoro: il fantasma dei licenziamenti
Se, infatti, si entra nei corridoi delle aziende che l’intelligenza artificiale la usano davvero, si scopre che le stanze non si stanno svuotando. Al contrario, si riempiono di volti nuovi, soprattutto giovani. Quindi, cosa sta succedendo di diverso che cambia la prospettiva? Il segreto è una nuova dinamica economica: chi impara a delegare alle macchine i compiti più noiosi e ripetitivi, improvvisamente si ritrova con il tempo e le risorse per sognare più in grande, per inventare nuovi progetti e, di conseguenza, per assumere.
Quando i numeri allentano le paure
A scardinare i timori sono i dati, quelli che non si basano sulle paure, ma sui movimenti dei conti correnti e dei contratti di lavoro, di un recente studio di Ramp Economics Lab, il dipartimento di ricerca di una grande piattaforma finanziaria americana che gestisce le spese di oltre settantamila imprese, insieme a Revelio Labs, società che analizza i dati sull’occupazione mondiale monitorando milioni di profili professionali e annunci di lavoro, che ha analizzato oltre ventuno mila aziende.







