Bisognava venire ieri a Lacchiarella, 9 mila anime nella bassa milanese, per veder nascere la protesta italiana contro i data center. Circa duecento cittadini hanno partecipato al presidio contro il più grosso impianto del genere in Italia, che una volta completato coprirà una superficie ampia come trenta campi di calcio. «Un buon inizio, era la prima volta», commenta Enrico Duranti, fondatore del Comitato ciarlasco per la tutela del territorio che ha lanciato la manifestazione. «C’erano altri comitati locali che lottano contro progetti simili al nostro. Puntiamo a un movimento regionale». Dietro all’investimento di 3 miliardi di euro c’è il fondo di investimento Pimco controllato dal gruppo assicurativo Allianz. Lo stesso che ha annunciato l’esubero di 1800 dipendenti in vari Paesi, Italia inclusa, da sostituire con l’intelligenza artificiale. Magari la stessa che «girerà» nei server di Lacchiarella.
L’impianto assorbirà 300 Mw di potenza, pari a quella usata da oltre 100 mila famiglie. Potrebbe mettere in crisi l’infrastruttura elettrica, che in questi giorni è già vittima di ripetuti blackout. Poco potranno i pannelli solari da installare sul tetto, che copriranno meno dell’1% dell’energia con fonti rinnovabili: servirà anche una nuova centrale elettrica. Il ministero dell’ambiente però ha già dato il via libera alla costruzione.








