HomeMonza BrianzaCronacaIl Campus Data Center fa paura: "Diciamo no al deserto di cemento"Gigi Redaelli, storico ex sindacalista dei metalmeccanici, lancia l’allarme contro il maxi progetto "Numeri e impatto ambientale insostenibili, depositate le osservazioni critiche a Ministero e Comune".Una delle tante manifestazioni organizzate in passato dai lavoratori Bames Oggi un gruppo di loro torna all’attacco contro il nuovo Campus Data CenterRicevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciQuella che per decenni è stata la “Silicon Valley del Vimercatese“, il cuore pulsante dell’eccellenza tecnologica che dava lavoro a oltre tremila addetti ad alta specializzazione, rischia di trasformarsi "in un deserto di cemento e server da 300 Megawatt di potenza elettrica, ad altissimo impatto ambientale e a bassissimo ritorno occupazionale".
A lanciare l’allarme è Gigi Redaelli, storico ex segretario provinciale dei metalmeccanici Cisl con responsabilità sui settori high-tech.
Insieme a un gruppo di ex dipendenti di Bames e Sem, Redaelli ha sferrato una doppia offensiva istituzionale, depositando osservazioni critiche sia al Ministero dell’Ambiente, nell’ambito della Valutazione di Impatto Ambientale nazionale, sia al Comune di Vimercate sulla Variante Generale del Piano di Governo del Territorio in fase di adozione. Il bersaglio è il maxi progetto del Campus Data Center proposto dai colossi QTS e Kryalos SGR sull’area ex IBM. "I numeri sono insostenibili – chiarisce l’ex sindacalista –. Parliamo di una superficie di ben 277.800 metri quadrati che a regime creerà la miseria di soli cento posti di lavoro diretti. Significa un impiegato ogni 2.700 metri quadrati. Una desertificazione industriale e sociale inaccettabile per un’area che ha fatto la storia dell’orgoglio operaio e tecnologico italiano".









