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Chiara Currò Dossi

È quello che succede al Toni Demetz in Alto Adige dove la situazione è drammatica. La proposta del Cai: «Wc chimici e contributi come in Trentino»

«Abbiamo i giorni contati. Lunedì è prevista pioggia, ma se non arriva rischiamo di chiudere». È amara la constatazione di Enrico Demetz, il gestore del rifugio Toni Demetz sulla forcella del Sassolungo (Bolzano), a quota 2.685 metri, preso d’assalto dai turisti in una torrida settimana di Ferragosto. Due elementi, l’afflusso («sembra una processione») e il caldo straordinario, che hanno fatto esaurire le scorte d’acqua. «Il problema è legato all’uso delle toilette — spiega il rifugista —. Ogni volta che i clienti tirano lo sciacquone, se ne vanno sette litri d’acqua: abbiamo dovuto chiuderle».

L sorgenti prosciugateDemetz parla di una «situazione tremenda», e si dice «molto deluso e demoralizzato: c’è tantissima gente, e dalla montagna non scende neanche una lacrima d’acqua». Gli effetti dei cambiamenti climatici, li ha osservati coi propri occhi. «Una volta avevamo una sorgente proprio sopra il rifugio, che però non esiste più. Dieci anni fa ha cominciato ad asciugarsi intorno a settembre, ma dato che c’era una fontana lungo la via normale per il Sassolungo, alimentata da un piccolo ghiacciaio, abbiamo deciso di attingere l’acqua da lì. È andato tutto bene fino a due anni fa, quando anche quella ha iniziato ad asciugarsi in settembre».