Docce a gettoni, sistemi per farsi portare l’acqua in elicottero, bagni a secco e, in casi estremi, stop alle prenotazioni. I rifugi italiani sono in sofferenza per la carenza d’acqua. Nonostante pioggia e neve invernale tra alte temperature, evapotraspirazione e sofferenza estrema dei ghiacciai in alta quota, dalle Alpi alle prealpi, l’acqua continua a scarseggiare e molte fonti sono ridotte allo stremo: solo chi ha grandi cisterne riesce dunque a resistere ancora per un po'. Uno dei casi più emblematici - in questa estate bollente dove migliaia di turisti stanno cercando ristoro proprio in alta montagna - è il caso del Rifugio Vandelli al Lago di Sorapis, zona visitatissima in questo periodo della stagione. Al rifugio è comparso un cartello, diffuso sui social, in cui si spiega che manca l’acqua e che non si possono né ricaricare borracce né sprecare la poca a disposizione.

“A causa delle eccezionali condizioni climatiche e del prolungato periodo di caldo, le sorgenti che alimentano il rifugio si sono temporaneamente esaurite. Di conseguenza, le nostre riserve idriche non sono più sufficienti a garantire tutti i servizi” scrivono i gestori ricordando alla clientela anche l’impossibilità di utilizzare i bagni. Per riuscire ad avere acqua il Vandelli punta sui rifornimenti via elicottero, che però saranno pochi e centellinati dato che si tratta di sistemi generalmente costosi (anche 3500 euro a viaggio) e poco sostenibili.