In maglietta alle 6 ai 2.640 metri del rifugio Quintino Sella e alle 22 ai 2.464 metri del rifugio Remondino. Le temperature da primato di questi giorni non risparmiano l'alta quota, dove l'attenzione dei rifugisti, a meno di un mese dall'inizio ufficiale della stagione, e con due mesi abbondanti - quelli clou - ancora davanti, è tutta per la gestione delle risorse idriche. Al momento nessuna criticità e allarmismo, a partire dai due osservati speciali, Remondino e Morelli Buzzi, entrambi in valle Gesso, nel territorio di Valdieri, che nel 2025 a metà agosto furono costretti a dichiarare l'emergenza idrica.«Il lago di Nasta ha appena finito di sgelare, il livello dell'acqua è alto», dice Marco Ghibaudo, gestore del Remondino, che confida di risolvere a breve un problema con la turbina e dalla scorsa estate può contare su due cisterne da 5 mila litri l'una. «Stiamo lavorando molto bene nei weekend. Bene, ma con margine in settimana: le condizioni sono ideali per scalare e per le traversate». Finora non c'è stata quella fuga verticale che ci si sarebbe potuti aspettare neanche al rifugio Morelli Buzzi: «È stato un inizio di stagione più lento rispetto a quello dell'anno passato», così il gestore Paolo Giraudo. Il laghetto sopra la struttura ha ancora acqua, la turbina è ancora attiva e tra qualche giorno dovrebbe arrivare qualche temporale. Anche al Morelli c'è una cisterna da 5 mila mila litri. «Se da adesso in poi non dovesse più piovere, il quadro diventerebbe problematico», conclude Giraudo, che lo scorso agosto aveva scherzosamente avviato la ricerca di un esperto di danza della pioggia. Sempre in valle Gesso, ai 2.388 metri del rifugio Questa con vista sul lago delle Portette, la situazione è in linea con le temperature straordinarie del periodo - alle 10 di ieri c'erano 21° all'interno della struttura a fronte degli abituali 16°. «Realisticamente, in assenza di precipitazioni potremmo avere difficoltà da metà agosto; siamo dotati di potabilizzatori per attingere dal lago e dalla sorgente, ma si tratta di soluzioni temporanee, per far fronte all'emergenza», afferma Marco Bassino. Anche al rifugio Malinvern, nel vallone di Riofreddo, in valle Stura, dotato di cisterne di raccolta, l'acqua non è un tema oggi, ma potrebbe esserlo tra 3 o 4 settimane: «Viviamo ancora di rendita della tanta neve dell'inverno, e nei pomeriggi di giugno ci sono state precipitazioni», spiega Luca Decostanzi. Nelle parole di Silvia Balocco, che gestisce il Quintino Sella, ai piedi del Monviso, con il marito Alessandro Tranchero, ci sono da un lato la soddisfazione per una stagione eccezionale, dall'altro la preoccupazione per la siccità: «Il flusso di escursionisti e alpinisti è davvero enorme, prenotare una notte è pressoché impossibile, siamo quasi sempre al completo: abbiamo dovuto assumere due persone in corsa per far fronte ai volumi attuali». Così sulle riserve idriche: «Sono molto ridotte, il livello del lago Grande di Viso è parecchio più basso rispetto allo standard. Qui siamo in totale autonomia e l'acqua è fondamentale per alimentare la turbina per la produzione di energia elettrica; in assenza di pioggia, arriverà il giorno in cui dovremo tagliare dei servizi e i primi saranno ovviamente quelli non essenziali».In tutt'altro contesto, quello del rifugio Fauniera, in alta valle Grana, raggiungibile in macchina, il gestore Marco Vittori è sul chi va là quanto alla questione dell'acqua: «È mancata la neve primaverile, e la vena sotterranea da cui attingevamo l'acqua è asciutta, quindi ora ci riforniamo direttamente dalla sorgente del Grana: monitoro costantemente lo stato dell'arte».