ROCCA PIETORE (BELLUNO) - In Marmolada, ai 3.265 metri di Punta Rocca è dal 16 giugno che la temperatura non scende sotto lo zero. Negli ultimi giorni la minima è oscillata attorno ai 2.5 gradi (con punte che sfiorano i 5), con il valore medio che si è attestato a circa 7 e le massime che hanno sfondato addirittura il muro degli 11 gradi.
Più ghiaia che neve «È una mazzata -afferma il glaciologo Franco Secchieri- anche perché arriviamo da un inverno povero di neve, e questa situazione termica sta creando un effetto disastroso per il ghiacciaio che già -come lo ricordiamo noi- non esiste più. Ci sono 4 o 5 masse ghiacciate anziché una unica. In cima della Marmolada la neve è scomparsa e appare il fondo ghiaioso. Tempo fa dicevo che il ghiacciaio del giro di 20, massimo 30 anni, non sarebbe più esistito ma in queste condizioni la malattia è ancora più grave di quello che pensavo. Se continuano queste temperature elevate lo spessore si riduce e affiorano sempre più rocce. Possiamo dire che il ghiacciaio di fatto è già morto, nel senso che fra 10 anni non ci sarà probabilmente neanche una piccola placca che lo circonda. Il bilancio di massa glaciale si fa alla fine dell'estate, ma la differenza fra neve caduta e massa gelata scomparsa è già negativo, e se questo caldo dovesse continuare per altri due e tre mesi non oso pensare cosa accadrà».Problema generale L'emblema del paesaggio dolomitico è la parete nord della Marmolada, e questo inevitabile cambiamento sarà non soltanto un dispiacere dal punto di vista estetico, ma un problema che riguarda anche la pianura attraverso i fiumi. «È come una vena di sangue -continua Secchieri- se questo non arriva più, il corpo non si muove. L'immagine del delta del Po in questi giorni è in una situazione simile al 2017, anno particolarmente siccitoso. È davvero una situazione che sta degenerando dal punto di vista ambientale». Per il ghiacciaio si erano tentati dei rimedi, come ricoprirlo con i teli: «Se non c'è acqua nè neve non serve a nulla -prosegue l’esperto- non voglio entrare nel discorso del cambiamento climatico. Anche se dovessimo spegnere tutte le auto non è che da oggi al domani servirebbe a molto. Certo la causa umana incide, ma non è l’unica responsabile. Anche l effetto antropico concorre a rendere la situazione drammatica. Al di là di queste osservazioni sta di fatto che l'acqua nei bacini montani è già scarsa. Stiamo parlando dal ghiacciaio della Marmolada, ma il problema è vasto e investe tutti, compresa la pianura e le aree costiere. Ho visto qualche giorno fa l’effetto del cuneo salino che entra nella falda: ci sono delle foto aeree che mostrano zone del delta del Po dove la vegetazione ingiallisce. Nella vita quotidiana siamo abituati a sprecare acqua, ma è come un povero che continua a sperperare soldi. Se avessimo introdotto un superbonus per fare le vasche di raccolta dell'acqua piovana anziché quello delle facciate, forse sarebbe stato meglio. Ancora non ci rendiamo conto dell'importanza dell'oro liquido».Punta Penia E a tal proposito, chi deve centellinare l'acqua sono i rifugi in quota e la Capanna Punta Penia, ai 3.343 metri della Marmolada è l'emblema quotidiano. «Di neve ce n'è ancora ma si scioglie anche di notte perchè non gela -conferma il gestore Aurelio Soraruf- ancora non abbiamo problemi di approvvigionamento idrico ma speriamo almeno in un po’ di pioggia per raccoglierla in una vasca e per poter, ad esempio, lavare i pavimenti. Invece quella potabile per la cucina la portiamo su con le bottiglie. Non si può più sciogliere neve come cinquant'anni fa perché ormai non è pulita. In questi giorni di caldo estremo percepiamo una situazione anomala. Adesso vediamo il ghiacciaio ancora coperto di neve ma in questi giorni si è ritirato ancora tantissimo ed è visibile a occhio nudo. Ormai il suo limite è a 2.800 metri abbondante, mentre 15 giorni fa era a 2.600».











