Nessuna sorgente, niente fiumi, né laghi e un numero crescente di visitatori. Al rifugio Parmelan, nelle Alpi francesi, arroccato a 1.800 metri di altitudine sulla cima del Bornes, sopra Annecy, offre una spettacolare vista sul Monte Bianco, i piatti vengono lavati con l'acqua piovana e, a causa dei cambiamenti climatici, "ogni litro conta".

Per evitare di rimanere senza acqua e di dover chiudere anticipatamente per il sovrapporsi delle ondate di caldo, questo edificio del XIX secolo, arroccato su quello che altro non è che un massiccio carsico, si affida esclusivamente al suo ingegnoso sistema di raccolta di acqua piovana dal tetto. L'acqua viene poi immagazzinata in serbatoi da 15 metri cubi – tali da garantire una riserva di sei settimane - filtrata e infine convogliata all'unico rubinetto del rifugio, situato in cucina e accessibile solo al personale.

Il serbatoio sul tetto

Il rifugio, con 49 posti letto, accoglie 3.000 pernottamenti durante la stagione, da maggio a ottobre, senza contare gli innumerevoli escursionisti e campeggiatori che frequentano un percorso popolare e facilmente accessibile da Annecy. La richiesta di acqua è quindi elevata in misura proporzionale ad affollamento e caldo. Il tutto nonostante i bagni siano a secco, non ci siano docce, né rubinetti per riempire le bottiglie d'acqua o persino per lavarsi le mani.