La struttura a quasi 2.700 metri sul Sassolungo è rimasta senza acqua per l'afflusso di turisti e il caldo anomalo. La rabbia del titolare: «La gente se ne frega». Il Cai propone i bagni chimici e aiuti dalla Provincia
La crisi idrica sta mettendo in ginocchio anche le quote più alte. Al rifugio Toni Demetz, incastonato a 2.685 metri di altitudine sulla forcella del Sassolungo (Bolzano), la situazione ha ormai superato il livello di allarme. Travolti da una settimana di Ferragosto bollente e da un flusso di turisti che il gestore Enrico Demetz definisce come «una processione», i serbatoi d’acqua si sono completamente svuotati. La misura estrema adottata dalla direzione? Chiudere le toilette e vietare le docce.
«Il problema è legato all’uso delle toilette. Ogni volta che i clienti tirano lo sciacquone, se ne vanno sette litri d’acqua: abbiamo dovuto chiuderle». Una decisione che ha scatenato la reazione infastidita degli escursionisti: «I clienti non l’hanno presa bene. C’è molto nervosismo, gente che se ne frega di tutto. A un signore, particolarmente insistente, ho spiegato che, di questo passo, tra qualche giorno avrebbe rischiato di trovare il rifugio chiuso. Mi ha risposto: ma io sono qui oggi».








