Non ha fatto in tempo, il Consiglio comunale di Colleferro, in provincia di Roma, ad approvare il progetto per la realizzazione di un data center di ultima generazione dedicato all’intelligenza artificiale che già sono partite le contestazioni.Un fenomeno non nuovo, anche in Italia, dove soprattutto in Lombardia – da Travagliato, nel Bresciano, a Rho, passando per Magenta, Lacchiarella, Zibido San Giacomo, Bollate e Siziano – monta la protesta contro il dilagare delle infrastrutture.Nello specifico, l’opera viene criticata dai comitati locali per il suo possibile impatto ambientale, secondo gli oppositori del progetto non adeguatamente valutato. Ma il sindaco di Colleferro, Giulio Calamita, sostiene che si tratta di “un data center di seconda generazione che usa il raffreddamento ad aria e il ricircolo delle acque e l’utilizzo delle acque meteoriche. Allo stesso modo il fabbisogno energetico verrà soddisfatto in larga parte dal fotovoltaico e il terreno di proprietà del proponente rappresenta un consumo di suolo non eccessivo rispetto a quello a cui siamo abituati con la logistica. Il tema legato alla valle del Sacco giustamente è sempre una preoccupazione, ma il data center ha un impatto trascurabile, rispetto all’inquinamento di settori come la chimica“.Il progetto avviato dal ComuneDurante la precedente consiliatura, l’amministrazione aveva avviato un bando internazionale per candidare il territorio ad attrarre investimenti innovativi, tra cui i data center e i supercomputer. Nell’area di circa 76 ettari compresa tra l’autostrada A1, la via Casilina e la linea ferroviaria ad alta velocità, a circa tre chilometri dal centro logistico di Amazon, sorgerà il campus data center, con circa 57.800 metri quadrati coperti e impianti fotovoltaici per una potenza complessiva di circa 34 MW.“Guidare il processo e non subirlo è stata la filosofia dell’amministrazione”, commenta Calamita, “Dopo due anni di percorso amministrativo il consiglio comunale ha deliberato senza nessun voto contrario il progetto che prevede la costruzione di un data center di ultima generazione per l’IA con 150MW di potenza elettrica assegnata dal gestore di rete Terna. L’energia utilizzata sarà fornita da fonti rinnovabili attraverso contratti Ppa con gestori green ed anche da 34MW di impianti fotovoltaici in loco. Il data center porterà una ricaduta occupazionale importante sia in fase di costruzione con una media di 700 persone impiegate contemporaneamente, sia in fase di gestione con circa 220 impiegati diretti ed altrettanti indiretti. Si tratta di occupazione di alta specializzazione per la quale il Comune d’accordo con la società proponente avvierà programmi di formazione in loco ai fini delle future assunzioni. Dal punto di vista ambientale e sul tema del consumo idrico la società proponente si è avvalsa dell’eccellenza internazionale di Mitsubishi Electric per un sistema di raffreddamento a circuito chiuso ed ha optato per gruppi elettrogeni a gas per l’alimentazione di emergenza con l’intervento di una eccellenza italiana, l’Ab Energy di Brescia, con l’infrastruttura di approvvigionamento messa a disposizione dalla Sgi (Società gasdotti Italia) che renderà non necessario alcuno stoccaggio”.Il progetto architettonico è stato realizzato dallo studio Lombardini 22 di Milano mentre Sparkle ha progettato l’infrastruttura di connessione dati alla rete fotonica nazionale.La soddisfazione della maggioranza di governo“La rete è una infrastruttura strategica nazionale, una condizione essenziale per la crescita e la piena cittadinanza digitale”, commenta il senatore di Fratelli d’Italia Giorgio Salvitti. “Il compito delle istituzioni è valorizzare gli investimenti. In questa direzione sta lavorando e continuerà a lavorare il governo Meloni, consapevole delle sfide che accompagnano la crescente diffusione dei data center, che sono parte essenziale della sovranità digitale e della sicurezza nazionale. Perché chi controlla dati controlla una quota crescente dei processi decisionali. Per questo il loro sviluppo non può essere considerato esclusivamente come una questione tecnologica o industriale, ma deve essere inquadrato all’interno di una più ampia strategia nazionale volta a coniugare sviluppo e sicurezza e tutela dei territori. Il fatto che anche Colleferro possa sfruttare una simile possibilità”, continua Salvitti, “dimostra la sua vocazione industriale, un vero e proprio ecosistema dell’innovazione. L’Italia, grazie alla sua posizione geografica, può candidarsi ad hub europeo di data center e super calcolo: su questo dobbiamo avere il coraggio di giocare la nostra ambiziosa partita. E il Polo strategico nazionale nascerà con questa funzione precisa e uno stimolante obiettivo: garantire alla PA infrastrutture cloud sicure, affidabili e coerenti con l’interesse nazionale”.Le motivazioni alla base della protestaMa, come anticipato, non tutti sono così entusiasti. “Sarebbe stato preferibile assoggettare il progetto a Valutazione Ambientale Strategica (Vas), un procedimento che valuta l’opera e le sue ricadute per quanto riguarda la tutela della salute, lo sviluppo programmatico generale e il rispetto delle normative e degli obiettivi stabiliti dalle direttive europee in un contesto sovracomunale”, spiega in una nota Ina Camilli, rappresentante del Comitato residenti Colleferro. “Inutile ora soffermarsi sul livello di approssimazione del dibattito, teso ad esaltare la ‘grande Colleferro’. Anche se fosse stato più puntuale, non avrebbe cambiato l’esito della votazione, blindato dall’accordo bipartisan tra maggioranza e minoranza. Degna invece di nota la richiesta, respinta, del gruppo Colleferro Protagonista, guidato da Stefano Arcari, di rinviare il punto per acquisire maggiori elementi di approfondimento, necessari a chiarire le numerose criticità elencate nella relazione istruttoria”, prosegue Camilli. “Tutti i gruppi hanno comunque sottoscritto e approvato un ordine del giorno, con la sola astensione del gruppo Colleferro Protagonista, con cui si impegna l’amministrazione a proseguire nel progetto, con il rispetto di alcune indicazioni rivolte al proponente, molte delle quali già previste da precisi obblighi normativi. L’Aula si è così orientata contro le indicazioni della Relazione istruttoria, che aveva sollecitato il Comune a ponderare la fattibilità del progetto e a individuare una nuova localizzazione in zona industriale, anziché in zona agricola e archeologica”.Le proposte del comitato: servono nuove valutazioni d’impattoAl di là della critica, il comitato lancia anche una serie di proposte: “per le dimensioni dell’intervento, per il tipo di opere previste, le ricadute ambientali, l’impatto sul territorio, la pressione cumulativa, la discutibile localizzazione, l’assenza di un sito alternativo, la mancata cessione di aree pubbliche, la percentuale di superfici da impermeabilizzare, l’esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici e gli impatti ambientali di area vasta, ben oltre i confini della città di Colleferro, dopo la presa d’atto del Consiglio comunale la società dovrà ora ottenere i titoli abilitativi di Valutazione d’Impatto Ambientale (Via) e di Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia). Vogliamo inoltre conoscere preventivamente i rischi accidentali e industriali del progetto e se l’impianto debba essere sottoposto alla direttiva Seveso III, considerata la sua prossimità alla via Casilina (dove è previsto il transito di sostanze pericolose prodotte dalla Knds ad Anagni e dirette allo stabilimento di Colleferro), la vicinanza alla linea ferroviaria Roma-Cassino e all’autostrada A1. Va inoltre rilevato che la viabilità di connessione al data center interseca il perimetro del Sito di Interesse Nazionale ‘Bacino del Fiume Sacco’ e, agli atti, non risulta adeguatamente dettagliata né rappresentata”.La nota del Comitato residenti Colleferro continua ricordando che “in tutti questi anni il Comune non è intervenuto sul Piano Regolatore Generale per pianificarne lo sviluppo complessivo, ma ha proceduto a colpi di varianti urbanistiche, dettate da interessi localizzati: un espediente per evitare la valutazione degli effetti cumulativi degli impianti e della massiccia cementificazione-impermeabilizzazione di nuove aree. Lo scrive la stessa Arpa Lazio: ‘È infatti possibile che impatti ambientali valutati come poco significativi contribuiscano, cumulandosi ad analoghi impatti generati dall’attuazione di piani e programmi che insistono su aree limitrofe, a determinare rischi per l’ambiente’. Il considerevole consumo di suolo, per di più agricolo, rappresenta un costo ambientale che porta al degrado delle funzioni ecosistemiche, all’alterazione dell’equilibrio ecologico e a un aumento della superficie impermeabilizzata, considerata la rilevante quota di terreno destinata a occupazione permanente”.La nota si chiuse sottolineando che “negli anni i richiami alla responsabilità delle istituzioni sono caduti nel vuoto e, per quanto sia ormai improbabile un ritorno credibile sulla scena di chi, un tempo ambientalista, ha scelto di cambiare sponda, la battaglia civile per la Valle del Sacco non conosce tregua, anche quando si perde oggi, affinché qualcosa cambi domani. Nell’esprimere la nostra contrarietà al progetto, chiediamo al sindaco Calamita di convocare un’assemblea pubblica aperta alla cittadinanza per fare chiarezza sui reali impatti idrici, termici e ambientali e per informarla sul ruolo del Comune nei successivi procedimenti autorizzatori”.