La genesi dell’attentato a Sigfrido Ranucci potrebbe essere stata scatenata da tre messaggi consecutivi che il conduttore di Report, il 18 gennaio 2025, aveva inoltrato a Valter Lavitola, arrestato ieri come presunto mandante della bomba piazzata sotto casa del giornalista.

«Con tale invio, Ranucci condivideva con l’amico il particolare e delicato momento di turbolenza che stava vivendo nel suo ambito lavorativo. I messaggi, significativi per comprendere il clima e il contesto in cui il Lavitola ha maturato il progetto di realizzare l’attentato ai danni di Ranucci, sono messaggi che evidenziano il clima non sereno e lo stato di preoccupazione del giornalista che è messo in guardia sulla concreta possibilità che la conduzione del programma Report sia affidata ad altro professionista; circostanza che anche il Lavitola vuole scongiurare, tenuto conto dei suoi ambiziosi progetti politici».

Queste parole, messe nero su bianco dal gip di Roma Iole Moricca nell’ordinanza di custodia cautelare che ieri ha fatto finire in carcere Valter Lavitola come presunto mandante dell’attentato esplosivo ai danni del conduttore di Report sono la chiave di lettura di quello che per gli inquirenti è il movente che si cela dietro a bomba: il progetto di lanciare Ranucci in politica. Va detto che non sono emersi elementi che possano anche solo lontanamente far pensare che il conduttore Rai fosse al corrente dell’operazione criminale che, secondo la Procura di Roma, il suo amico Lavitola avrebbe ordito sia per tutelare la sua posizione in Rai, sia per «aumentare esponenzialmente la popolarità della persona offesa in modo da agevolare la sua imminente “discesa in campo”».