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Nella prospettiva di Lavitola, l’azione delittuosa era funzionale a garantire al giornalista (Sigfrido Ranucci, ndr) una rilevante esposizione mediatica idonea a metterlo al riparo da iniziative volte a escluderlo dalla conduzione del programma 'Report' e, contemporaneamente, garantirgli una visibilità che potesse trasformarsi agevolmente in ampio consenso elettorale». Lo scrive la gip del Tribunale di Roma, Iole Moricca, nell’ordinanza di custodia cautelare a carico di Valter Lavitola per l’attentato a Ranucci del 16 ottobre 2025. «L'obiettivo del Lavitola - si legge ancora nel provvedimento - appare, dunque, duplice: porre rimedio agli attacchi e alle contestazioni subiti dall’amico che temeva di perdere la conduzione del programma Report, operazione difficilmente realizzabile dai suoi detrattori, una volta trasformato il giornalista in un bersaglio della criminalità organizzata; aumentare esponenzialmente la popolarità della persona offesa in modo da agevolare la sua imminente 'discesa in campò». Lavitola, continua la gip, «che già in passato è stato coinvolto in procedimenti che hanno determinato importanti e rilevanti stravolgimenti politici - avendo gestito 'la compravendita dei senatorì per far cadere il governo Prodi e la vicenda della casa di Montecarlo per neutralizzare politicamente Gianfranco Fini all’epoca ostacolo dei progetti politici di Berlusconi - ha dimostrato ancora una volta una estrema audacia, riuscendo a confezionare una azione criminale in danno del suo amico fraterno, immediatamente capace di evocare l’intervento della criminalità organizzata al solo fine di accrescerne la popolarità e agevolare anche, in realtà, la propria ascesa politica».