L'imprenditore ed ex giornalista-editore Valter Lavitola è stato arrestato e portato in carcere per l’attentato a Sigfrido Ranucci dell'ottobre 2025 a Pomezia, vicino Roma. Lavitola è accusato di essere il mandante. La misura cautelare è stata emessa dal gip di Roma nell'ambito dell'indagine della Procura - coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi - in cui si contesta anche il metodo mafioso. L'arresto è stato eseguito dai carabinieri del Nucleo Investigativo. La scelta delle manette è arrivata sulla scorta di un "impianto accusatorio solido e concorde", tramite l'analisi dei tabulati telefonici, del tracciamento dei veicoli e dall'esame forense dei cellulari degli indagati. Un'analisi che avrebbe fornito diversi elementi tali da "smentire i tentativi di precostituirsi degli alibi difensivi".Chiesto l'arresto anche per l'intermediario Tavares Il gip di Roma ha emesso un mandato di arresto, contestualmente alla misura cautelare per Lavitola, nei confronti del cittadino camerunense Gomes Clesio Tavares, accusato dai pm di Roma di avere partecipato al progetto dell'attentato a Ranucci. L'uomo è attualmente latitante e si troverebbe in Africa. Secondo l'accusa, Gomes sarebbe stato l'intermediario tra Lavitola e la banda - composta da quattro persone, di origine campana - che materialmente ha compiuto l'azione dinamitarda.Il presunto ruolo di Lavitola: la mente dell'attentato e il primo sopralluogo Valter Lavitola, secondo quanto risulta dall'accusa formulata dalla procura, è accusato di "aver concepito il disegno delittuoso, dando mandato a Gomes di individuare i soggetti in grado di reperire l'esplosivo e di compiere l'attentato dimostrativo davanti alla villa del giornalista". Lo stesso Lavitola, stando ai pm, avrebbe "partecipato personalmente" - e insieme a Gomes - al "primo sopralluogo esplorativo a Pomezia, il 15 settembre dello scorso anno". Sarebbe poi stato il cittadino camerunense a "reclutare e istruire gli esecutori materiali", appunto la banda di quattro persone, e ad aver "partecipato a una seconda ricognizione sul litorale laziale il 10 ottobre 2025, mettendo a disposizione del commando l'autovettura del suocero".l movente ipotizzato: "Rapporto personale, Lavitola voleva entrare in politica con Ranucci" Stando a quanto ricostruito nell'ordinanza di custodia cautelare, all'origine dell'attentato dinamitardo ci sarebbe il "rapporto personale" tra l'imprenditore e il conduttore. Valter Lavitola avrebbe infatti avuto un duplice obiettivo: "Proteggere Ranucci" e al contempo "accrescerne la popolarità". Nei messaggi scambiati con Ranucci, l'indagato "si poneva come persona pronta a sostenerlo nelle difficoltà e, davanti ai successi televisivi, come un adulatore e grande estimatore".Così, stando al gip di Roma, "avrebbe coltivato l'idea di convincere Ranucci a entrare in politica". Un'idea, specifica l'ordinanza, che faceva parte esclusivamente dei progetti di Lavitola, che avrebbe voluto sfruttare la vicinanza con il noto conduttore come trampolino di lancio. "Se lo scopo era quello di favorire l'ascesa politica del giornalista Ranucci ed evidentemente assicurarsi per sé un ruolo di primo piano nel nuovo scenario politico ipotizzato, è indubbio che nella ideazione dell'indagato, agli occhi della vittima e dell'opinione pubblica l'evento delittuoso doveva apparire come un atto intimidatorio o ritorsivo", si legge. "Comunque un avvertimento rivolto al giornalista per intimorirlo rispetto alla prosecuzione delle sue inchieste, ma mai per porre in effettivo pericolo l'incolumità del giornalista". Gli sms tra i due e il piano "solo di Lavitola" La volontà di dare slancio alla popolarità del conduttore è stata desunta anche da una serie di sms, tra cui uno - nel luglio 2024 - in cui l'imprenditore spingerebbe il conduttore ad abbandonare l'attività giornalistica in un momento di difficoltà professionale. Un anno dopo, il concetto sarebbe stato ribadito in un altro scambio: "Credo che ti sia chiaro che ogni attacco che ti fanno serve a farti crescere ulteriormente, cerca di cogliere, altrimenti rischi la salute". Che Ranucci fosse al corrente viene categoricamente escluso dal gip: "Allo stato non è emerso alcun elemento per ritenere che il giornalista fosse d'accordo con Lavitola".Legale di Ranucci: "Movente da chiarire, arresto non sia pretesto per attaccare Report" "L'arresto di Valter Lavitola conferma la gravità e la complessità dell'attentato subito da Sigfrido Ranucci, di cui sarà fondamentale comprendere movente e contesto di maturazione", queste le prime parole dell'avvocato Roberto De Vita, legale di Sigfrido Ranucci, dopo l'arresto del principale indagato. "Mentre per l'autorità giudiziaria è evidente come Ranucci sia la vittima, per alcuni giornalisti ed esponenti politici lo stesso attentato viene trasformato nel pretesto per regolare i conti con Report e con i suoi giornalisti in una strategia parossistica volta a delegittimare il giornalismo di inchiesta".
Attentato a Sigfrido Ranucci, arrestato l'imprenditore Valter Lavitola: "Voleva accrescere la popolarità di Ranucci"
Attentato a Sigfrido Ranucci, arrestato Valter Lavitola. Secondo il gip avrebbe ordinato l'attacco per "accrescere la popolarità" del conduttore










