“E tra 2 anni fai il Presidente“. Già nel 2024 in chat Valter Lavitola scriveva così a Sigfrido Ranucci facendo riferimento alle prossime elezioni politiche. È uno dei tanti messaggi citati dal gip nell’ordinanza di misura cautelare in carcere per l’imprenditore ed ex faccendiere accusato di essere il mandante dell’attentato esplosivo al conduttore di Report Sigfrido Ranucci, avvenuto il 16 ottobre 2025 davanti alla sua abitazione. Ed è proprio intorno alla candidatura del conduttore di Report che, per i magistrati, ruota tutta la vicenda. L’attentato, si legge negli atti, è “stato commissionato da Lavitola esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i progetti” dell’arrestato “in ambito politico“.
Un atto intimidatorio con lo scopo di “favorire l’ascesa politica del giornalista Ranucci ed evidentemente assicurarsi per sé un ruolo di primo piano nel nuovo scenario politico ipotizzato”. In pratica, secondo il giudice per le indagini preliminari, Lavitola progettava la candidatura per ottenere un vantaggio personale dalla carriera politica dell’amico. Ma l’attentato sarebbe comunque una sua iniziativa personale, mentre Ranucci era all’oscuro di tutto: “Allo stato non è emerso alcun elemento per ritenere che il giornalista fosse d’accordo con Lavitola”, precisa il gip nell’ordinanza.










