È così sudaticcia e ferragostana, ma anche così tipicamente italiana, l’Italietta presunta dei migliori, che viene quasi voglia di farsela raccontare da un altro, e sedersi lungo il fiume ad aspettare. Farsela raccontare dal bravo Francesco Bei, col suo trattenuto sgomento: “Alla fine di questa triste storia, come diceva Vasco Rossi, qualcuno forse troverà il coraggio di spiegare come sia stato possibile, in quale universo parallelo è potuto accadere che il principe del giornalismo investigativo, Sigfrido Ranucci, si sia trovato a fare coppia fissa, tavolo insieme, confidenze, progetti e amicizie, famiglie e chissà cos’altro con il principe degli intrighi: Valter Lavitola”. Esatto, spiegatecelo. Nel giorno in cui Valter Lavitola, l’ex-post-neo faccendiere e ristoratore, nonché il caro amico del “principe del giornalismo investigativo” (sia trascritto con pardon) è stato arrestato (in via cautelare, non siamo di quelli che buttano la chiave) con l’accusa di essere il mandante dell’attentato al suo caro amico, Sigfrido Ranucci, con l’aggravante del metodo mafioso. Per la qual cosa il conduttore di “Report”, che come scrive il gip sarebbe stato “vittima della manipolazione dell’indagato, in ragione, da un lato, della raffinata astuzia di quest’ultimo”, risulta però essere stato unito da un “profondo legame” con un sospettato di metodo mafioso.L’avvocato di Ranucci ha subito dichiarato che “l’arresto di Valter Lavitola conferma la gravità e la complessità dell’attentato, di cui sarà fondamentale comprendere movente e contesto di maturazione”. E in effetti sarà fondamentale, e anche forse gustoso, comprendere. Visto che nella sua ordinanza il gip scrive che l’attentato è “stato commissionato da Valter Lavitola esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista”, un modo per Lavitola di “accelerare” i propri progetti “in ambito politico”. E alla fine di questa triste o esilarante storia, “qualcuno forse troverà il coraggio di spiegare come sia stato possibile”. Compresa, ad esempio, la domandina che dopo un mese e più dall’inizio dell’inchiesta nessuno ha mai fatto a Ranucci: davvero è così sprovveduto, un Candide volterriano, da aver frequentato il Cefalù Bistrò di Pesce senza sapere dove si infilava? Noi, che siamo garantisti ma anche per la giustizia giusta e certa, ci chiediamo da un mese come mai con sospetti così gravi (e il rischio di inquinare le prove no?) Lavitola non sia stato messo in custodia prima: molte volte molte persone sono state arrestate all’alba per molto meno. Ma dice il gip che c’era da incrociare tutte le celle telefoniche, un lavoraccio. Però noi che siamo garantisti, siamo anche assai curiosi di leggere cosa diranno gli improvvisati garantisti per Lavitola, che di solito non erano mai così garantisti con i triturati delle inchieste di “Report”. Forse saranno indignati, ma bisogna pensarci su un po’ prima di esternare, per il fatto che il gip, che non è la Cassazione ha scelto di credere più alle prove raccolte che alle professioni d’innocenza, e di candore, di Ranucci.