Il conduttore: «Oltre che dai nemici mi dovevo guardare dagli amici». Il sondaggio commissionato e l'intermediario: un ex senatore leghista che poi puntellò il governo Letta

«L’obiettivo di Lavitola era di togliermi da Report. Lo dice lui. Ed è quello che ora sta succedendo». Sigfrido Ranucci reagisce così all’ordinanza che ha mandato in carcere il proprietario del Cefalù Bistrò e reso latitante Clesio Gomes Tavares, ancora in Camerun e impossibilitato a tornare in Italia (dice lui) per gli ordini del suo cardiologo. «Avete letto che io sono sempre e soltanto indicato come parte lesa in questa storia e invece mi hanno dipinto come qualcosa di diverso, lasciando intendere chissà che ruolo avessi avuto in una bomba davanti a casa mia, dove c’erano i miei figli», dice il conduttore di Report in un retroscena di Repubblica.

E ancora: «Oltre che dai nemici mi dovevo guardare dagli amici…», è la considerazione. Secondo il gip di Roma Iole Moricca Lavitola ha organizzato l’attentato per accrescere la popolarità dell’amico in vista di una sua candidatura in politica. Alla quale lui voleva dare una mano per diventare il suo braccio destro. Come Gianni Letta per Silvio Berlusconi, è l’esempio che viene fatto. Ma Ranucci va oltre e dice che tanti nemici avrebbero voluto toglierlo dalla conduzione di Report. E anche Lavitola aveva questo obiettivo. Glielo ripete nelle intercettazioni presenti nell’ordinanza, in cui gli dice anche che così non vivrà più a Campo Ascolano ma ai Parioli. E lo solletica anche con la possibilità di lasciare la Rai. Sempre con l’obiettivo di farlo ricco.