Arresto Lavitola: «E’ il mandante dell’attentato a Ranucci». Nell’ordinanza il gip di Roma non ha dubbi. «Lo ha commissionato per accrescere la popolarità del conduttore di Report». Contestato il metodo mafioso.

Lo aveva predetto dopo la metà di luglio nella trasmissione ‘Filo Rosso’ su Rai3 e così è stato: “Sono sicuro al cento per cento che finirò in carcere. Una cosa certa è che rovinerà la vita a me e spero che non la rovini a Sigfrido”. L’attentato a Sigfrido Ranucci è “stato commissionato” dal lucano 60enne Valter Lavitola “esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i progetti” dell’arrestato “in ambito politico”. Lo scrive il gip di Roma nell’ordinanza con cui ha disposto il carcere per l’ imprenditore ed giornalista ritenuto il mandante dell’azione dinamitarda dell’ottobre scorso. Contestato il metodo mafioso. Ricercato il factotum camerunense Gomes Clesio Tavares, attualmente latitante in Africa.

Inoltre, lo stesso Lavitola avrebbe partecipato personalmente, insieme a Gomes, a un primo sopralluogo esplorativo sul luogo del delitto in data 15 settembre 2025“. “Se infatti lo scopo era quello di favorire l’ascesa politica del giornalista Ranucci ed evidentemente assicurarsi per sé un ruolo di primo piano nel nuovo scenario politico ipotizzato – si legge – è indubbio che nella ideazione dell’indagato, agli occhi della vittima e dell’opinione pubblica l’evento delittuoso doveva apparire come un atto intimidatorio o ritorsivo, comunque un avvertimento rivolto al giornalista per intimorirlo rispetto alla prosecuzione delle sue inchieste, ma mai per porre in effettivo pericolo l’incolumità del giornalista”.