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Giulio De Santis e Ilaria Sacchettoni
«Profondo legame tra i due». L’arrestato: finirò dentro, ma non per molto
Con grande ambizione, l’«amico» di Sigfrido Ranucci, quel Valter Lavitola già condannato per estorsione e altro, progettava per sé un futuro da eminenza grigia nelle istituzioni. Confidando — è quanto emerge dalle carte dell’indagine — nel futuro politico dal sicuro successo del conduttore di Report, che «da solo prenderebbe il 30%, senza partito, senza nulla»: «Fratello, sarebbe presidente garantito al centodieci per cento», dice in una conversazione. Ancor di più in caso di allontanamento dalla Rai: sarebbe «bingo», in questo caso. Forse si immagina già spin doctor del giornalista d’inchiesta: «Tra due anni fai il presidente (del Consiglio, ndr)», scrive al conduttore.
Un Ranucci dubitante al principio ma, via via, sempre più incuriosito, quasi affascinato, dallo strampalato piano di una sua candidatura, vissuta più come gesto di adulazione che come concreta possibilità: «Se da un lato — scrive la gip — non pare mai condividere formalmente il progetto dell’indagato, col tempo, si comprende, dal tenore dei messaggi e dal comportamento, assume un atteggiamento di apertura o quantomeno di curiosità rispetto al progetto, che diviene sempre più concreto».











