Il progetto criminale di Valter Lavitola «ai danni dell’amico fraterno» Sigfrido Ranucci è stato preparato con «audacia e lucidità». E, a quanto emerge dagli atti dell’indagine della procura di Roma sull’attentato al giornalista, inizia almeno due anni fa. È il 2024 quando il faccendiere inizia a corteggiare il conduttore di Report, a stuzzicarne l’ambizione: vuole convincerlo a candidarsi alle elezioni politiche del 2027, vuole farlo diventare premier. Il 29 luglio 2024, Ranucci invia all’ex direttore de “L’Avanti” le percentuali di share ottenuto dal suo programma. Lavitola lo incalza, gli dice che è il momento di andare via dalla Rai. Il giornalista risponde: «Stanno facendo di tutto per mandarmi via». Ed evidenzia il tentativo di qualcuno di estrometterlo dalla conduzione di Report. «Faresti bingo!», esuta il faccendiere. «Una buonuscita da botti e tra due anni farai il Presidente».
Attentato a Ranucci, Lavitola in Procura sceglie il silenzio
Lavitola, si legge nell’ordinanza, continua a coltivare il progetto anche nei mesi successivi e cerca in ogni modo di convincere Ranucci alla sua discesa in campo politica. «Sfrutta ogni occasione utile per persuaderlo del successo che otterrebbe, approfittando dei suoi momenti di difficoltà per suggerirgli di lasciare la sua attività». Lo blandisce, lo lusinga, lo presenta come «l’uomo che può rappresentare la novità, capace di sparigliare le carte e battere gli altri candidati». Il 17 ottobre 2024, il volto di RaiTre presenta il suo libro a Foggia. Invia all’amico alcune fotografie dell’evento, si mostra soddisfatto della grande partecipazione: «C’erano seicento persone. Altre trecento hanno dovuto restare fuori». Lavitola risponde ironico: «Questi mesi sembrano tanto un test di campagna elettorale, come quelli che si fanno negli Stati Uniti». Poi rilancia: «Ti prego, parliamo del progetto». Il 27 ottobre 2024, dopo le elezioni regionali in Liguria, gli scrive: «Berlusconi ti avrebbe fatto copresidente. Poi ti avrebbe ceduto il posto». È un susseguirsi di congratulazioni per il lavoro del conduttore, di complimenti, di frasi che possono riassumersi più o meno così: «Puoi ambire ad altro, il posto dove sei non ti merita». Per gli inquirenti, sono «battute tese ad adularlo». Nel gennaio 2025, il progetto della candidatura di Ranucci assume maggiore concretezza. Lavitola gli comunica di voleva commissionare un sondaggio sulla popolarità dei personaggi pubblici per verificare l’indice di gradimento del giornalista: «Appena ho un po’ di soldi lo faccio. Vogliamo scommettere sui risultati?». Il conduttore si fida del ristoratore. Gli confida soddisfazioni e timori e condivide con lui «il particolare e delicato momento di turbolenza che stava vivendo in ambito lavorativo». Gli scrive: «Sono stanco». Lavitola ribatte: «Ogni attacco che ti fanno serve a farti crescere ulteriormente. Giri come un candidato presidente». Messaggi acquisiti dalla procura di Roma che, si legge negli atti, «evidenziano il clima non sereno e lo stato di preoccupazione del giornalista messo in guardia sulla possibilità concreta che la conduzione di Report sia affidata ad un altro». Di quelle paure, di quelle debolezze, di quelle rivelazioni, il faccendiere ne fa tesoro.










