Dopo anni in cui non si è quasi mai sentito nominare, Valter Lavitola è tornato a essere un personaggio discusso, dopo che la procura di Roma lo ha accusato di essere il mandante dell’attentato compiuto nell’ottobre del 2025 contro il giornalista Sigfrido Ranucci, conduttore della trasmissione di inchieste di Rai 3 Report. Ranucci ha detto di ritenere Lavitola «un amico vero», che «non avrebbe mai voluto fare del male a me e alla mia famiglia».
Lavitola è stato un editore, un giornalista, un imprenditore con molti legami nella politica. Oggi è proprietario di un ristorante a Roma, “Cefalù Bistrò di Pesce” nel quartiere di Monteverde. Ma sono soprattutto le diverse vicende giudiziarie in cui è stato coinvolto ad averlo reso un nome conosciuto e a qualificarlo con un «faccendiere»: vicende che vanno da quella della casa di Monte Carlo di Gianfranco Fini al tentativo di estorsione ai danni di Silvio Berlusconi, passando per la cosiddetta “compravendita dei senatori” per far cadere il governo di Romano Prodi.
L’ingresso del ristorante di Lavitola, a via dei Quattro Venti (Valentina Stefanelli/LaPresse)
Lavitola è nato a Salerno e ha da poco compiuto 60 anni. Laureato in scienze politiche, a meno di vent’anni entra nel Partito Socialista. Negli anni Novanta fondò una cooperativa giornalistica per pubblicare il quotidiano L’Avanti!, fondato nel 1996 e che aveva una testata graficamente identica a quella dello storico quotidiano del PSI, ma con l’articolo e l’apostrofo davanti. Nel 2003 Lavitola assunse la direzione del giornale al posto di Sergio De Gregorio, che qualche anno sarebbe diventato senatore con l’Italia dei Valori e poi con il Popolo della Libertà, il partito presieduto da Silvio Berlusconi e nato dalla fusione tra Forza Italia e Alleanza Nazionale.











