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In un’intervista al Corriere della Sera il giornalista Sigfrido Ranucci, conduttore della trasmissione di inchieste di Rai 3 Report, ha detto di essere «rimasto molto sorpreso» dall’indagine a carico dell’imprenditore Valter Lavitola, che la procura di Roma accusa di essere il mandante dell’attentato contro lo stesso Ranucci, compiuto a ottobre del 2025. «Io sono amico di Valter», ha detto Ranucci. E poi di nuovo «Valter è un amico vero, fra di noi c’è grande affetto».
Il 16 ottobre era esplosa una bomba rudimentale davanti alla casa di Ranucci a Campo Ascolano, una frazione del comune di Pomezia, vicino a Roma. Aveva distrutto le sue due auto parcheggiate in strada e danneggiato il cancello d’ingresso della casa. Non c’erano stati feriti.
Lavitola, che in passato è stato editore e giornalista, oggi è proprietario di un ristorante a Roma. È accusato di strage e altri reati, tutti con l’aggravante mafiosa e a vario titolo in concorso con altre sei persone, di cui quattro arrestate martedì scorso e ritenute esecutrici materiali dell’attentato. Secondo chi indaga, Lavitola avrebbe incaricato un cameriere del suo ristorante, Clesio Tavares Gomes, 47 anni e di origini camerunensi, di trovare qualcuno in grado di recuperare degli esplosivi e di farli esplodere fuori dalla casa di Ranucci. Poi avrebbe fatto partire Gomes per il Camerun. Ora anche Gomes è tra gli indagati.












