Imprese isolate nel biennio celebrativo del Vulture Capitale del Vino e la vendemmia è a rischio dopo la frana e lo scaricabarile per il ripristino della ex Ss 168

Nell’anno del Vulture Capitale del Vino la vendemmia viene messa a rischio dallo scaricabarile tra le istituzioni sul ripristino dell’ex Statale 168, interrotta dalla frana dello scorso aprile e che ha isolato intere zone agricole coltivate a vite. Problemi che si aggiungono alle difficoltà storiche del territorio, tra l’indifferenza burocratica e una politica locale incapace di fare sistema.

C’è un’amarezza profonda che attraversa le colline del Vulture, una terra che per conformazione geografica, suoli vulcanici e tradizione secolare dovrebbe vivere esclusivamente della ricchezza generata dal suo oro rosso, l’Aglianico. Invece, la cronaca recente trasforma quello che doveva essere il biennio del riscatto e della celebrazione internazionale in un palcoscenico di inefficienze, ritardi e imbarazzanti scontri istituzionali. Il riconoscimento di “Città Italiana del Vino”, ottenuto con una candidatura corale guidata dal comune capofila di Ripacandida insieme ad altri tredici municipi della provincia di Potenza, rischia di rimanere una vuota medaglia di cartone da appuntare sul petto di una politica distratta.