È la nuova normalità quella delle vendemmie anticipate? Pare proprio di sì. Il cambiamento climatico che ci costringe a fare i conti con prolungate e spossanti ondate di caldo (ieri a Firenze si sono toccati i 41 gradi e oggi 27 città sulle 27 monitorate sono in bollino rosso; e la situazione non migliorerà almeno fino a subito dopo Ferragosto nel Centro-Sud, mentre al Nord è attesa un’illusoria tregua tra il 9 e il 10 agosto) influisce pesantemente sul mondo del vino, costringendo i produttori a nuovi tempi e a nuove strategie in un’epoca in cui già devono affrontare una pesante crisi strutturale dei consumi. Ma la situazione non è uguale per tutti.Partiamo dalle Langhe, in Piemonte. Da Parusso le riserve di acqua accumulate tra inverno e primavera hanno sostenuto una crescita vegetativa vigorosa e una fioritura anticipata anche grazie agli interventi in vigna. «La pulizia dei grappoli è stata effettuata subito dopo la fioritura, lavorando in particolare sul lato del filare normalmente in ombra. In questo modo le uve hanno potuto adattarsi gradualmente alla luce, evitando le scottature durante il caldo di giugno», dice Marco Parusso dell’omonima azienda. Mentre Federica Boffa Pio, quinta generazione di Pio Cesare, sostiene che «i vigneti hanno affrontato senza particolari problemi le alte temperature e la scarsità di precipitazioni estive. Oggi i filari si presentano in buona salute, con grappoli di dimensioni regolari. Le uve bianche potrebbero essere raccolte a metà agosto, mentre per il Nebbiolo si prevede di arrivare alla seconda metà di settembre».In Franciacorta si è registrato un record: per la prima volta la raccolta delle uve è iniziata nel mese di luglio, «Per fortuna nelle aree non toccate dalle grandinate i grappoli sono belli e sani», spiega Giulio Barzanò del Mosnel. Armin Gratl, direttore generale di Cantina Valle Isarco, cantina sociale altoatesina, parla di un anticipo vegetativo, ma non è allarmato: «Finora non abbiamo riscontrato particolari problemi e lo stato sanitario delle uve è molto buono. Ogni annata è diversa e non esistono più regole valide per tutti, servono esperienza, flessibilità e una presenza costante in vigneto per prendere le decisioni giuste al momento giusto». Da Maso Martis, in Trentino, «prevediamo di iniziare la vendemmia attorno al 18 agosto con uve di ottima qualità», dice Matteo Ferrari, enologo di Maso Martis, senza particolari anticipi anche perché «tra siccità e calore le piante hanno rallentato diminuendo il processo di fotosintesi e di conseguenza il processo di accumulo di zuccheri e di maturazione».Anche in Toscana a Bibbona, a due passi da Bolgheri, non c’è sentore di vendemmia particolarmente anticipata. «Da qualche anno, già ai primi di agosto siamo tutti ai blocchi di partenza - dice Niccolò Marzichi Lenzi, ad di Tenuta di Biserno, Tenuta Campo di Sasso e Le Crocine . Poi, però, per quanto ci riguarda, nella maggior parte dei casi si finisce per raccogliere più o meno nelle date di sempre. Ma è troppo presto per esprimere giudizi sulla qualità delle uve o sullo stile dei vini». In Umbria «bisognerà attendere ancora pochi giorni per le basi spumante e le varietà particolarmente precoci - dice Marco Caprai, presidente e ceo di Arnaldo Caprai -. Le attuali temperature e la siccità porteranno a produzioni inferiori alla media, con un 5-10% sotto la media ma anche a vini più buoni». Non un male per un mercato asfittico in cui puntare più sulla qualità che sulla quantità.E mentre in Calabria, a Cirò, Giuseppe Scala dell’azienda biologica Santa Venere ammette che «la continuità e l’intensità delle temperature elevate viste negli ultimi mesi stanno ponendo sfide inedite», come l’anticipo dei tempi di raccolta «in particolare per le varietà bianche come il Greco Bianco, per preservare l’acidità e la freschezza aromatica evitando sovramaturazioni». in Sicilia «l’annata 2026 - assicura Silvio Balloni, ad di Santa Tresa e Cortese - è caratterizzata da sfide agronomiche complesse ma con prospettive qualitative di alto profilo».